Abstract
La seconda parte dell’articolo analizza i dati record delle SOS 2025 (+11,5%, 162.059 segnalazioni), trainati da FinTech e banche telematiche. Passa in rassegna le frodi con identità sintetiche generate dall’IA, gli schemi di professional money laundering con vIBAN, le infiltrazioni negli appalti del Mezzogiorno, le “imprese zombie”, il mercato dell’oro, l’uso di LLM da parte dell’UIF e il riordino verso l’AMLA.
The second part analyses the record 2025 suspicious-transaction figures (+11.5%, 162,059 reports), driven by FinTech and online banks. It surveys AI-generated synthetic-identity fraud, professional money-laundering schemes using virtual IBANs, infiltration of public procurement in the South, “zombie firms”, the gold market, the UIF’s use of LLMs and the overhaul towards the AMLA authority.
1. SOS 2025: il ritorno alla crescita e la scossa del FinTech
Il 2025 segna un punto di svolta per la collaborazione attiva in Italia. Dopo un biennio di flessione, le Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS) sono tornate a crescere dell’11,5%, raggiungendo la quota record di 162.059 invii. Questo incremento non è casuale: il Rapporto evidenzia come il motore della ripresa sia stato il contributo decisivo di operatori di recente iscrizione, con un ruolo preponderante delle banche telematiche e degli intermediari specializzati nell’operatività online.
Mentre il settore bancario tradizionale e le Poste continuano a rappresentare il pilastro del sistema (con il 58,4% delle segnalazioni totali), si osserva un dinamismo senza precedenti nel comparto non finanziario. Gli operatori in valuta virtuale hanno registrato un balzo dell’85,1% nelle segnalazioni, seguiti dai soggetti attivi nel commercio d’oro (+96,6%). Geograficamente, la Lombardia mantiene il primato per numero assoluto di SOS (19,5%), ma è la Campania a balzare in testa se si rapporta il numero di segnalazioni alla popolazione residente. Un dato di particolare interesse riguarda l’importo complessivo delle operazioni segnalate, che ha toccato i 100,5 miliardi di euro, evidenziando una concentrazione di rischio in operazioni di valore elevato: oltre la metà del valore totale è infatti generata da appena il 20% delle operazioni più consistenti.
2. In trappola: l’arsenale digitale delle truffe 2026
L’innovazione tecnologica ha trasformato i rischi di riciclaggio, estendendoli capillarmente ai canali digitali. Nel 2025, circa un quinto dell’intero flusso segnaletico (31.600 SOS) è stato riconducibile a condotte fraudolente e frodi informatiche. Il Rapporto UIF delinea un quadro allarmante in cui i criminali utilizzano tecniche di condizionamento psicologico sempre più raffinate: le vittime vengono indotte a compiere operazioni dopo aver ricevuto messaggi o chiamate da truffatori che si spacciano per dipendenti bancari, forze dell’ordine o autorità pubbliche.
Un elemento di novità assoluta riguarda l’uso di identità fittizie create tramite l’intelligenza artificiale per aprire rapporti finanziari a distanza. Gli schemi di riciclaggio legati a queste truffe sono caratterizzati da una velocità estrema: i fondi sottratti transitano rapidamente su una molteplicità di rapporti, spesso esteri, per poi confluire verso operatori in valuta virtuale, rendendo la ricostruzione dei flussi onerosa e complessa. Particolare attenzione viene rivolta ai falsi broker che, attraverso piattaforme non autorizzate, promettono guadagni facili in criptoattività, salvo poi sparire una volta ottenuti versamenti consistenti dalle vittime.
3. Architetture dell’evasione: schermi transnazionali e vIBAN
L’evasione fiscale rimane una delle principali fonti di proventi illeciti da riciclare, rappresentando il 20% delle segnalazioni totali analizzate nel 2025. Il Rapporto evidenzia il passaggio a schemi di professional money laundering estremamente sofisticati, basati sull’uso di infrastrutture finanziarie transnazionali per sfruttare l’arbitraggio regolamentare tra diversi paesi. Uno degli strumenti più utilizzati è il vIBAN (IBAN virtuale) collegato a conti presso prestatori di servizi di pagamento non autorizzati nell’UE o appartenenti a gruppi già noti per violazioni antiriciclaggio.
Un fronte d’indagine particolarmente complesso ha riguardato la fittizia generazione di crediti da imposte anticipate (Deferred Tax Assets). Questi crediti sono stati oggetto di cessioni plurime tra società di recente costituzione, spesso riconducibili a prestanome, per essere poi utilizzati in indebite compensazioni. Non manca l’abuso delle misure agevolative nazionali: la UIF ha individuato network societari che simulavano interventi legati al DL Rilancio o a bandi pubblici tramite giri di fondi originati da fatture false, inquinando così i flussi legati al lending crowdfunding immobiliare.
4. Mani sugli appalti: la regia criminale dietro le grandi opere
L’abuso di fondi pubblici e la corruzione rimangono aree di rischio prioritario, specialmente in relazione alla realizzazione di grandi infrastrutture nel Mezzogiorno. L’analisi della UIF ha fatto emergere anomalie significative nell’aggiudicazione di appalti, dove i fondi pubblici venivano accreditati su conti aperti in un ristretto arco temporale presso le medesime filiali, suggerendo una regia unitaria occulta. Una parte di queste somme veniva poi dirottata all’estero tramite vIBAN o utilizzata per l’acquisto di beni di lusso.
Gli schemi corruttivi evidenziati nel 2025 mostrano l’uso di enti esteri con assetti proprietari opachi per schermare il pagamento di tangenti a esponenti politici o funzionari pubblici con ruoli decisionali. Un caso emblematico riportato riguarda un consorzio aggiudicatario di un appalto caratterizzato da numerose varianti tecniche che hanno gonfiato i costi per l’Erario; parte di questi fondi è stata tracciata verso conti esteri e successivamente ricollegata a soggetti indagati per criminalità organizzata. Inoltre, sono state rilevate frodi sistemiche nell’accesso a mutui assistiti da garanzia pubblica, dove il prezzo degli immobili veniva gonfiato artificiosamente per ottenere finanziamenti superiori al valore reale e distrarre la liquidità in eccesso.
5. Like, condividi, ricicla: il lato oscuro del social remuneration
Il contrasto al finanziamento del terrorismo deve oggi confrontarsi con canali di raccolta fondi del tutto inediti. Sebbene le SOS in questo ambito rimangano numericamente contenute (310 nel 2025), la loro natura sta mutando rapidamente. Il Rapporto rivela come i flussi finanziari vengano sempre più spesso generati attraverso canali social e piattaforme digitali che remunerano gli utenti con micro-compensi o premi in base alle visualizzazioni e alle interazioni online.
In diverse circostanze, queste risorse sono risultate nella disponibilità di soggetti collegati a nominativi sospettati di terrorismo. Oltre ai canali social, rimane alto l’allerta sugli enti senza scopo di lucro (NPO), utilizzati talvolta per movimentare fondi verso paesi ad alto rischio, e sulle piattaforme di crowdfunding. La UIF segnala che donazioni apparentemente motivate da scopi umanitari in aree di conflitto vengono talvolta convertite in criptoattività e inviate a wallet associati a entità sanzionate a livello internazionale. La focalizzazione geografica di questi flussi si conferma nelle aree interessate dalle rotte migratorie, in particolare nelle province costiere di Sicilia e Campania.
6. Credito negato, mafia accolta: le “imprese zombie” del 2025
Uno degli studi strategici più innovativi presentati nel Rapporto, condotto in collaborazione con l’Università Bocconi, analizza il legame tra fragilità finanziaria e infiltrazione mafiosa. I risultati dimostrano che il peggioramento del merito creditizio di un’impresa aumenta del 5% la probabilità di un’infiltrazione criminale nei cinque anni successivi al declassamento. In assenza di sbocchi nei canali bancari tradizionali, la criminalità organizzata interviene come “finanziatore di ultima istanza”.
Il dato più inquietante riguarda la sopravvivenza di queste entità: le imprese infiltrate tendono a restare sul mercato più a lungo rispetto a imprese sane ma in crisi, nonostante cali di redditività e occupazione. Queste “imprese zombie”, tenute in vita artificialmente dai capitali illeciti, distorcono i meccanismi di mercato e danneggiano la concorrenza. Il rischio è particolarmente elevato nei settori dell’edilizia e dell’immobiliare, dove le organizzazioni criminali possono mimetizzarsi più facilmente dietro operazioni di compravendita simulate o frazionamenti fittizi di progetti legati alle energie rinnovabili.
7. Oro e preziosi: la trasparenza scintillante sotto la nuova soglia
Il mercato dell’oro ha vissuto un 2025 di grande fermento, spinto dall’aumento dei prezzi e da importanti novità normative. Il valore delle operazioni in oro dichiarate alla UIF è aumentato del 16,3%, superando i 45 miliardi di euro. Questo incremento è stato accompagnato da un’esplosione del numero di dichiarazioni (+70,3%), dovuta principalmente all’abbassamento a 10.000 euro della soglia dichiarativa introdotto dal D.lgs. 211/2024.
L’operatività con l’estero rappresenta il 38,4% del valore totale, con una forte concentrazione verso la Svizzera (+22,2 punti percentuali rispetto al 2024) e il Regno Unito. Nonostante l’aumento della trasparenza, l’attività ispettiva della UIF continua a rilevare criticità: molti operatori professionali in oro dispongono di presìdi inadeguati, con carenze nella profilatura del rischio e nell’uso di procedure informatiche per il monitoraggio delle transazioni. In un caso eclatante, un operatore è risultato irreperibile al momento dell’ispezione, portando all’invio di un’informativa immediata all’Autorità giudiziaria e all’OAM.
8. L’intelligenza che non dorme: IA e LLM alla sfida dei big data
Per gestire l’enorme mole di dati strutturati e testuali, la UIF ha intrapreso un percorso deciso verso l’innovazione tecnologica. Nel 2025 sono state avviate sperimentazioni avanzate sull’uso di Intelligenza Artificiale Generativa e Large Language Models (LLM), come il modello Mistral 24B Instruct. Questi strumenti vengono testati per estrarre informazioni chiave dalle relazioni tecniche, analizzare le segnalazioni cross-border e generare sintesi automatiche per gli analisti.
Un successo concreto è rappresentato dall'”Assistente ORO”, un agente basato su IA che supporta la redazione delle risposte ai quesiti degli operatori, riducendo i tempi medi di risposta del 30%. Tuttavia, la UIF mette in guardia i soggetti obbligati: l’adozione acritica di modelli automatici di monitoraggio può portare a un eccessivo affidamento sulle macchine, trascurando anomalie che richiedono un presidio umano e una valutazione unitaria del contesto. L’integrazione della Graph Analysis sta inoltre permettendo di visualizzare pattern finanziari complessi e reti di relazioni tra soggetti apparentemente estranei.
9. Lo scacchiere del congelamento: Iran, Russia e le nuove sanzioni
L’attività dell’Unità si è intensificata sul fronte delle sanzioni finanziarie internazionali, in risposta all’instabilità geopolitica globale. Il dato più rilevante del 2025 è il forte aumento dei fondi congelati, trainato dalla reintroduzione delle sanzioni nei confronti dell’Iran decisa dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU (meccanismo di snapback). Alla fine dell’anno, gli importi congelati legati all’Iran ammontavano a oltre 62 milioni di euro.
Parallelamente, è proseguito il monitoraggio rigoroso sulle misure nei confronti di Russia e Bielorussia; sebbene gli importi congelati siano leggermente calati per l’aggiornamento delle liste, sono aumentati i rapporti e le operazioni sottoposti a vincolo (201 rapporti legati alla Russia). Una novità legislativa fondamentale è il D.lgs. 211/2025, che ha introdotto nel Codice penale nuovi reati volti a punire la violazione e l’elusione delle sanzioni internazionali, prevedendo l’applicabilità della confisca anche per equivalente per chi omette di fornire informazioni alle autorità.
10. AMLA e il grande riordino: il destino della normativa nazionale
Il 2025 ha visto il completamento dell’assetto istituzionale dell’AMLA (Anti-Money Laundering Authority), l’autorità europea che assumerà compiti di supporto e coordinamento delle FIU. In Italia, il sistema si prepara a una rivoluzione normativa senza precedenti: la L. 91/2025 ha delegato il Governo al riordino complessivo della disciplina antiriciclaggio nazionale per assicurarne l’adeguamento all’AML Package europeo.
Tra i criteri direttivi della delega figurano la semplificazione degli oneri per i soggetti obbligati, il rafforzamento della riservatezza delle SOS e la definizione dettagliata della supervisione per il comparto non finanziario. Una novità già operativa riguarda le Sicav e Sicaf in gestione esterna, ora pienamente soggette agli obblighi del D.lgs. 231/2007. Inoltre, con il recepimento della direttiva DAC 8, sono stati introdotti nuovi obblighi di comunicazione per i prestatori di servizi in criptoattività ai fini fiscali, creando un patrimonio informativo prezioso anche per le analisi dell’intelligence finanziaria. Il sistema italiano esce rafforzato dalla Mutual Evaluation del GAFI del 2026, che ha riconosciuto l’efficacia dell’apparato di prevenzione e l’autonomia operativa della UIF.
Riferimenti normativi e di prassi
Normativa e fonti europee: d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231 (in part. art. 41); Reg. (UE) 2024/1624, Dir. (UE) 2024/1640 (VI Direttiva antiriciclaggio) e Reg. (UE) 2024/1620 (AMLA); Dir. (UE) 2023/2226 (DAC 8); Reg. (UE) 2023/1114 (MiCA); d.lgs. 22 giugno 2007, n. 109 (misure restrittive internazionali); d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 (art. 25-octies); l. 17 gennaio 2000, n. 7 (disciplina del mercato dell’oro).
Prassi e rapporti istituzionali: Provvedimento della UIF (Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia) del 12 maggio 2023 recante gli indicatori di anomalia (34 indicatori), in G.U. n. 121 del 25 maggio 2023, applicabile dal 1° gennaio 2024; UIF, Rapporto annuale per il 2025, n. 18 – 2026; GAFI-FATF, Anti-money laundering and counter-terrorist financing measures – Italy, Mutual Evaluation Report, 2026 (adottato nella sessione plenaria di febbraio 2026; pubblicato il 23 aprile 2026); Eurispes, Rapporto Italia 2026, 38ª edizione, 2026.
Bibliografia essenziale
G. Civello, Autoriciclaggio e cosiddetto «risparmio di imposta»: per la Cassazione, la nozione di «altra utilità» va interpretata estensivamente, in Archivio Penale (web), 2020, n. 1.
R. Cordeiro Guerra, Reati fiscali e autoriciclaggio, in Rassegna Tributaria, 2016, p. 317 ss.
A.M. Dell’Osso, Riciclaggio di proventi illeciti e sistema penale, Giappichelli, Torino, 2017.
A.M. Maugeri, L’autoriciclaggio dei proventi dei delitti tributari, in E. Mezzetti – D. Piva (a cura di), Punire l’autoriciclaggio. Come, quando e perché, Giappichelli, Torino, 2016, p. 101 ss.
L. Troyer – S. Cavallini, Apocalittici o integrati? Il nuovo reato di autoriciclaggio: ragionevoli sentieri ermeneutici all’ombra del «vicino ingombrante», in Diritto Penale Contemporaneo – Riv. trim., n. 1/2015, p. 104 ss.
M. Naddeo, Nuove frontiere del risparmio, Bitcoin Exchange e rischio penale, in Diritto penale e processo, n. 1/2019, p. 10 ss.
M. Giuca, Criptovalute e diritto penale nella prevenzione e repressione del riciclaggio, in Diritto Penale Contemporaneo – Rivista Trimestrale, n. 1/2021.
Giurisprudenza di riferimento
Cass. civ., Sez. II, ord. n. 29395/2024 (responsabilità degli organi apicali della fiduciaria per l’omessa segnalazione ex art. 41 d.lgs. 231/2007)
Cass. pen., n. 20748/2024 (prestanome e intestazione fittizia: per il riciclaggio occorre una condotta attiva ulteriore rispetto alla mera ricezione)
Cass. pen., Sez. II, n. 2868/2022 (investimento di proventi illeciti in criptovalute quale serio ostacolo all’identificazione del beneficiario)





