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La riscossa della collaborazione attiva AML: record di SOS nel 2025 (parte prima) (di Avv. Gianluca Bozzelli, Preside della Scuola di Analista finanziario)

Abstract. 

La prima parte dell’articolo fotografa la ripresa della collaborazione attiva nel 2025, con le SOS al record di 162.059 invii (+11,5%) e 100,5 miliardi di operazioni segnalate, in primato relativo per la Campania. Ricostruisce l’arsenale digitale delle truffe e delle identità sintetiche, gli schemi di evasione con vIBAN, i rischi su appalti, terrorismo e “imprese zombie”, il boom dell’oro e l’uso dell’IA da parte dell’UIF, fino allo scenario AMLA e alla valutazione del GAFI.

 The first part captures the 2025 rebound in active cooperation, with suspicious-transaction reports hitting a record 162,059 (+11.5%) and €100.5bn in flagged operations, Campania leading on a per-capita basis. It reconstructs the digital arsenal of scams and synthetic identities, evasion schemes using virtual IBANs, risks in procurement, terrorism financing and “zombie firms”, the gold boom and the UIF’s use of AI, through to the AMLA scenario and the FATF evaluation.

1. La riscossa della collaborazione attiva: il record delle SOS nel 2025

Il 2025 ha segnato un punto di svolta per l’intelligence finanziaria in Italia, con una decisa inversione di tendenza nei flussi segnaletici. Dopo un biennio di contrazione, le Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS) sono tornate a crescere dell’11,5%, raggiungendo la quota record di 162.059 invii. Questo incremento è stato trainato principalmente dal comparto FinTech e dalle banche telematiche, segnalanti di recente iscrizione che hanno saputo intercettare con rapidità anomalie legate soprattutto a truffe e frodi informatiche.

Il settore bancario e quello postale rimangono il pilastro del sistema, rappresentando il 58,4% del totale delle segnalazioni, con un incremento specifico del 26,8%. Tuttavia, il dato più sorprendente riguarda gli operatori non finanziari, che hanno registrato un balzo del 77,6%, spinto in particolare dal commercio di oro (+96,6%) e dagli operatori in valuta virtuale (+85,1%). Geograficamente, la Lombardia mantiene il primato per volume assoluto (19,5%), ma se si rapporta il numero di SOS alla popolazione residente, è la Campania a balzare al primo posto. L’importo complessivo delle operazioni segnalate ha toccato i 100,5 miliardi di euro, evidenziando una concentrazione del rischio: oltre la metà del valore totale è generata da appena il 20% delle operazioni di importo più elevato.

2. Nel mirino dei truffatori: l’arsenale digitale e le identità sintetiche

L’innovazione tecnologica ha trasformato i rischi di riciclaggio, spostandoli massicciamente sui canali digitali. Nel 2025, circa un quinto dell’intero flusso segnaletico (31.600 SOS) è stato riconducibile a condotte fraudolente e frodi informatiche. Il Rapporto UIF delinea un quadro allarmante in cui i criminali utilizzano tecniche di condizionamento psicologico sempre più raffinate: le vittime vengono indotte a compiere operazioni dopo aver ricevuto messaggi o chiamate da truffatori che si spacciano per dipendenti bancari, forze dell’ordine o autorità pubbliche.

Una delle minacce più insidiose emerse nel 2026 riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale per la creazione di identità fittizie o sintetiche. Questi strumenti vengono impiegati per produrre documentazione falsa necessaria all’apertura di rapporti finanziari a distanza. I fondi sottratti transitano con velocità estrema su una molteplicità di rapporti, spesso esteri, per poi confluire verso operatori in valuta virtuale, rendendo la ricostruzione dei flussi onerosa e complessa. Particolare attenzione viene rivolta ai falsi broker che, attraverso piattaforme non autorizzate, promettono guadagni facili in criptoattività, salvo poi sparire dopo aver ottenuto versamenti consistenti.

3. Architetture dell’evasione: vIBAN e professional money laundering

L’evasione fiscale rimane il principale “motore” del riciclaggio in Italia, pesando per il 20% sul totale delle segnalazioni analizzate nel 2025. Il Rapporto evidenzia un’evoluzione verso schemi di professional money laundering estremamente sofisticati, basati sull’uso di infrastrutture finanziarie transnazionali per sfruttare l’arbitraggio regolamentare tra diversi paesi. Uno degli strumenti più ricorrenti è il vIBAN (IBAN virtuale) collegato a conti presso prestatori di servizi di pagamento non autorizzati nell’UE o appartenenti a gruppi già coinvolti in violazioni antiriciclaggio.

Un fronte d’indagine particolarmente complesso ha riguardato la fittizia generazione di crediti da imposte anticipate (Deferred Tax Assets). Questi crediti sono stati oggetto di cessioni plurime tra società di recente costituzione, spesso riconducibili a prestanome, per essere poi utilizzati in indebite compensazioni. Non manca l’abuso delle misure agevolative: la UIF ha individuato network societari che simulavano interventi legati al DL Rilancio tramite giri di fondi originati da fatture false, inquinando i flussi legati al crowdfunding immobiliare.

4. Mani sugli appalti: la regia criminale dietro le grandi opere nel Mezzogiorno

L’abuso di fondi pubblici e la corruzione rimangono aree di rischio prioritario per la sicurezza economica nazionale. L’analisi della UIF ha fatto emergere anomalie significative nell’aggiudicazione di appalti per la realizzazione di grandi infrastrutture, specialmente nel Mezzogiorno. I fondi pubblici venivano spesso accreditati su conti aperti in un ristretto arco temporale presso le medesime filiali, suggerendo l’esistenza di una regia unitaria occulta.

Gli schemi corruttivi mostrano l’uso di enti esteri con assetti proprietari opachi per schermare il pagamento di tangenti a funzionari pubblici con ruoli decisionali. Un caso emblematico riguarda un consorzio aggiudicatario di un appalto caratterizzato da numerose varianti tecniche che hanno gonfiato artificiosamente i costi per l’Erario; parte di questi fondi è stata tracciata verso conti esteri e successivamente ricollegata a soggetti indagati per criminalità organizzata. Inoltre, sono state rilevate frodi sistemiche nell’accesso a mutui assistiti da garanzia pubblica, dove il prezzo degli immobili veniva gonfiato negli atti di compravendita per ottenere finanziamenti superiori al valore reale e distrarre la liquidità eccedente per scopi personali o prelievi di contante.

5. Like e riciclaggio: il lato oscuro del “social remuneration” e del crowdfunding

Il contrasto al finanziamento del terrorismo deve oggi confrontarsi con canali di raccolta fondi del tutto inediti. Sebbene le SOS in questo ambito rimangano numericamente contenute (310 nel 2025), la loro natura sta mutando rapidamente. Il Rapporto rivela come i flussi finanziari vengano sempre più spesso generati attraverso canali social e piattaforme digitali che remunerano gli utenti con micro-compensi o incentivi in base alle interazioni online.

In diverse circostanze, queste risorse sono risultate nella disponibilità di soggetti collegati a nominativi sospettati di terrorismo. Oltre ai canali social, rimane alto l’allerta sulle piattaforme di crowdfunding, utilizzate per raccogliere donazioni apparentemente motivate da scopi umanitari in aree di conflitto. Tali somme vengono talvolta convertite in criptoattività e inviate a wallet associati a entità sanzionate a livello internazionale. La focalizzazione geografica di questi flussi si conferma nelle aree interessate dalle rotte migratorie, in particolare nelle province costiere della Sicilia e della Campania.

6. Mafia e fragilità finanziaria: la trappola delle “imprese zombie”

Uno degli studi strategici più innovativi presentati nel Rapporto, condotto in collaborazione con l’Università Bocconi, analizza il legame tra crisi d’impresa e infiltrazione mafiosa. I risultati dimostrano che il peggioramento del merito creditizio di un’azienda aumenta del 5% la probabilità di un’infiltrazione criminale nei cinque anni successivi al declassamento. In assenza di sbocchi nei canali bancari tradizionali, la criminalità organizzata interviene come “finanziatore di ultima istanza”.

Il dato più inquietante riguarda la sopravvivenza di queste entità: le imprese infiltrate tendono a restare sul mercato più a lungo rispetto a imprese sane ma in crisi, nonostante perdite di redditività e occupazione. Queste “imprese zombie”, tenute in vita artificialmente dai capitali illeciti, distorcono i meccanismi di mercato e danneggiano la concorrenza leale. Il rischio è particolarmente elevato nei settori dell’edilizia e dell’immobiliare, dove le organizzazioni criminali possono mimetizzarsi dietro operazioni di compravendita fittizie o frazionamenti artificiosi di progetti legati alle energie rinnovabili.

7. Oro e preziosi: la trasparenza scintillante sotto la nuova soglia dei 10.000 euro

Il mercato dell’oro ha vissuto un 2025 di grande fermento, spinto dall’aumento dei prezzi e da importanti novità normative. Il valore delle operazioni in oro dichiarate alla UIF è aumentato del 16,3%, superando i 45 miliardi di euro. Questo incremento è stato accompagnato da un’esplosione del numero di dichiarazioni (+70,3%), dovuta principalmente all’abbassamento a 10.000 euro della soglia dichiarativa introdotto dal D.lgs. 211/2024.

L’operatività con l’estero rappresenta il 38,4% del valore totale, con una forte concentrazione verso la Svizzera (che pesa per il 38,2% degli scambi esteri, con un aumento di 22,2 punti percentuali rispetto al 2024). Nonostante l’aumento della trasparenza, l’attività ispettiva della UIF continua a rilevare criticità: molti operatori professionali dispongono di presìdi inadeguati, con carenze nella profilatura del rischio e nell’uso di procedure informatiche per il monitoraggio. In un caso eclatante, un operatore è risultato irreperibile al momento dell’ispezione, portando all’invio di un’informativa immediata all’Autorità giudiziaria e all’OAM.

8. L’intelligenza che non dorme: IA e LLM alla sfida dei big data finanziari

Per gestire l’enorme mole di dati (162.000 segnalazioni annue), la UIF ha intrapreso un percorso deciso verso l’innovazione tecnologica. Nel 2025 sono state avviate sperimentazioni avanzate sull’uso di Intelligenza Artificiale Generativa e Large Language Models (LLM), come il modello Mistral 24B Instruct. Questi strumenti vengono testati per estrarre informazioni chiave dalle relazioni tecniche, analizzare le segnalazioni cross-border e generare sintesi automatiche per gli analisti.

Un successo concreto è rappresentato dall'”Assistente ORO”, un agente basato su IA che supporta la redazione delle risposte ai quesiti degli operatori, riducendo i tempi medi di risposta del 30%. Tuttavia, la UIF mette in guardia i segnalanti: l’adozione acritica di modelli automatici di monitoraggio può portare a un eccessivo affidamento sulle macchine, trascurando anomalie che richiedono un presidio umano e una valutazione unitaria del contesto. L’integrazione della Graph Analysis sta inoltre permettendo di visualizzare pattern finanziari complessi e reti di relazioni tra soggetti apparentemente estranei.

9. Lo scacchiere del congelamento: Russia, Iran e le nuove sanzioni penali

L’attività dell’Unità si è intensificata sul fronte delle sanzioni finanziarie internazionali in risposta all’instabilità geopolitica globale. Il dato più rilevante del 2025 è il forte aumento dei fondi congelati, trainato dalla reintroduzione delle sanzioni nei confronti dell’Iran (meccanismo di snapback). Alla fine dell’anno, gli importi congelati legati all’Iran ammontavano a oltre 62 milioni di euro.

Parallelamente, è proseguito il monitoraggio rigoroso sulle misure nei confronti di Russia e Bielorussia, con 201 rapporti e operazioni sottoposti a vincolo. Una novità legislativa fondamentale è il D.lgs. 211/2025, che ha introdotto nel Codice penale nuovi reati volti a punire la violazione e l’elusione delle sanzioni internazionali. La nuova norma prevede l’applicabilità della confisca, anche per equivalente, per chi omette di fornire informazioni alle autorità amministrative competenti, estendendo la responsabilità anche agli enti ai sensi del D.lgs. 231/2001.

10. Verso l’AMLA: il futuro della normativa nazionale e la Mutual Evaluation del GAFI

Il 2025 ha visto il completamento dell’assetto istituzionale dell’AMLA (Anti-Money Laundering Authority), l’autorità europea che assumerà compiti di coordinamento delle FIU dal luglio 2025. In Italia, il sistema si prepara a una rivoluzione normativa senza precedenti: la L. 91/2025 ha delegato il Governo al riordino complessivo della disciplina antiriciclaggio nazionale per assicurarne l’adeguamento all’AML Package europeo.

Tra i criteri della delega figurano la semplificazione degli oneri per i segnalanti e il rafforzamento della riservatezza delle SOS. Il sistema italiano esce rafforzato dalla Mutual Evaluation del GAFI conclusasi all’inizio del 2026, che ha riconosciuto l’efficacia dell’apparato di prevenzione e l’autonomia operativa della UIF. I valutatori hanno apprezzato in particolare la qualità dell’analisi finanziaria e la capacità dell’Unità di intercettare proattivamente rischi emergenti, come quelli legati alle criptoattività e ai bonifici istantanei. Il nuovo Piano Strategico 2026-2028 pone ora l’accento sul potenziamento della collaborazione internazionale e sull’uso della leva tecnologica per contrastare la geocriminalità.

Riferimenti normativi e di prassi

Normativa e fonti europee: d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231 (in part. art. 41); Reg. (UE) 2024/1624, Dir. (UE) 2024/1640 (VI Direttiva antiriciclaggio) e Reg. (UE) 2024/1620 (AMLA); Dir. (UE) 2023/2226 (DAC 8); Reg. (UE) 2023/1114 (MiCA); l. 17 gennaio 2000, n. 7 (disciplina del mercato dell’oro); d.lgs. 22 giugno 2007, n. 109 (misure restrittive internazionali); d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 (art. 25-octies).

Prassi e rapporti istituzionali: Provvedimento della UIF (Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia) del 12 maggio 2023 recante gli indicatori di anomalia (34 indicatori), in G.U. n. 121 del 25 maggio 2023, applicabile dal 1° gennaio 2024; UIF, Rapporto annuale per il 2025, n. 18 – 2026; GAFI-FATF, Anti-money laundering and counter-terrorist financing measures – Italy, Mutual Evaluation Report, 2026 (adottato nella sessione plenaria di febbraio 2026; pubblicato il 23 aprile 2026); Eurispes, Rapporto Italia 2026, 38ª edizione, 2026.

Bibliografia essenziale

G. Civello, Autoriciclaggio e cosiddetto «risparmio di imposta»: per la Cassazione, la nozione di «altra utilità» va interpretata estensivamente, in Archivio Penale (web), 2020, n. 1.

R. Cordeiro Guerra, Reati fiscali e autoriciclaggio, in Rassegna Tributaria, 2016, p. 317 ss.

A.M. Dell’Osso, Riciclaggio di proventi illeciti e sistema penale, Giappichelli, Torino, 2017.

A.M. Maugeri, L’autoriciclaggio dei proventi dei delitti tributari, in E. Mezzetti – D. Piva (a cura di), Punire l’autoriciclaggio. Come, quando e perché, Giappichelli, Torino, 2016, p. 101 ss.

L. Troyer – S. Cavallini, Apocalittici o integrati? Il nuovo reato di autoriciclaggio: ragionevoli sentieri ermeneutici all’ombra del «vicino ingombrante», in Diritto Penale Contemporaneo – Riv. trim., n. 1/2015, p. 104 ss.

M. Naddeo, Nuove frontiere del risparmio, Bitcoin Exchange e rischio penale, in Diritto penale e processo, n. 1/2019, p. 10 ss.

M. Giuca, Criptovalute e diritto penale nella prevenzione e repressione del riciclaggio, in Diritto Penale Contemporaneo – Rivista Trimestrale, n. 1/2021.

Giurisprudenza di riferimento

Cass. civ., Sez. II, ord. n. 29395/2024 (responsabilità degli organi apicali della fiduciaria per l’omessa segnalazione ex art. 41 d.lgs. 231/2007)

Cass. pen., n. 20748/2024 (prestanome e intestazione fittizia: per il riciclaggio occorre una condotta attiva ulteriore rispetto alla mera ricezione)

Cass. pen., Sez. II, n. 2868/2022 (investimento di proventi illeciti in criptovalute quale serio ostacolo all’identificazione del beneficiario)

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