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Stati Uniti: il debito pubblico supera i 40.000 miliardi di dollari. Autore – Prof. Antonio ROMANO

Una soglia simbolica che apre una nuova era economica

Il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato per la prima volta nella storia la soglia dei 40.000 miliardi di dollari, attestandosi a 40.047 miliardi. È un numero che, preso da solo, ha un valore simbolico. Ma ciò che preoccupa economisti, investitori e istituzioni è il dato che lo accompagna: un rapporto debito/PIL al 124%, un livello che non si vedeva dalla Seconda Guerra Mondiale.

La cifra non è solo un record: è un segnale. Indica che la più grande economia del mondo sta entrando in una fase nuova, complessa, in cui la gestione del debito diventa una variabile geopolitica, finanziaria e monetaria. Secondo le stime del Congressional Budget Office (CBO), il debito federale avrebbe dovuto raggiungere i 40.000 miliardi solo nel 2027. Invece, la soglia è stata superata con un anno di anticipo. Infatti, negli ultimi cinque mesi, il debito è aumentato di 1.000 miliardi di dollari, mentre nei primi dieci mesi dell’anno fiscale il deficit ha già raggiunto 1.800 miliardi, con una proiezione di 2.000 miliardi entro fine settembre.

Questa accelerazione non è casuale, è il risultato di una combinazione di fattori strutturali. Come sottolinea il Wall Street Journal, la cifra assoluta è simbolica, ma il rapporto debito/PIL rivela una tensione crescente sui conti pubblici. Le cause principali sono quattro: spese militari in aumento, costi del welfare, interessi sul debito sempre più onerosi, tagli fiscali approvati durante le amministrazioni repubblicane.

Inoltre, il New York Times, evidenzia un dato cruciale: gli interessi pagati agli investitori rappresentano ormai circa la metà del deficit annuale. Una dinamica che rischia di trasformarsi in una spirale del debito, come ha dichiarato Marc Goldwein del Committee for a Responsible Federal Budget.

La notizia del superamento dei 40.000 miliardi ha avuto un effetto immediato sui mercati valutari. Il dollaro ha perso terreno, spingendo l’euro sopra 1,17 USD, mentre i rendimenti dei Treasury hanno toccato livelli record: 5,32% per il trentennale e rialzi anche sul decennale.

Per calmierare la situazione, il Tesoro ha annunciato un raddoppio dei buyback dei T-bond a lunga scadenza. Una mossa che ha inizialmente rassicurato i mercati, ma il sollievo è durato poco: i rendimenti sono tornati a salire, segnalando che gli investitori non sono convinti della strategia. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha dovuto aprire alla possibilità di rafforzare ulteriormente il piano di riacquisto e annunciare l’arrivo di misure di consolidamento fiscale.

Il nodo politico: il New York Times ricorda che Donald Trump aveva promesso di azzerare il debito pubblico in otto anni. Da allora, il debito è raddoppiato e le iniziative per ridurre la spesa non hanno prodotto i risultati annunciati:

A) il Department of Government Efficiency (Doge), inizialmente guidato da Elon Musk, aveva promesso una riduzione della spesa federale di 1.000 miliardi.

B) i risparmi effettivi, secondo il Government Accountability Office, ammontano a circa 200 miliardi, e sono considerati poco trasparenti e non verificabili.

Il calo delle entrate fiscali ha costretto il Tesoro ad accelerare il ritmo dell’indebitamento, riaprendo lo spettro di una nuova battaglia sul tetto del debito federale. Ma il debito pubblico è anche una misura della potenza economica e contemporaneamente della fragilità di un Paese: gli Stati Uniti possono indebitarsi perché il mondo continua a comprare i loro titoli. Ma la crescita eccessiva del debito può generare pressioni sugli interessi, perdita di fiducia degli investitori, indebolimento del dollaro e infine instabilità finanziaria globale. Non a caso, il dollaro, ha mostrato segnali di debolezza proprio mentre il debito superava la soglia simbolica dei 40.000 miliardi.

Una nuova era del debito americano

A questo punto, possiamo considerare una nuova era del debito pubblico federale americano. Il superamento dei 40.000 miliardi non è solo un record: è un punto di svolta. Segna l’ingresso degli Stati Uniti in una fase in cui il debito non è più solo una variabile macroeconomica, ma un fattore geopolitico, un segnale di instabilità, una leva di politica monetaria e un indicatore della fiducia globale nel sistema americano.

Il mondo osserva e gli investitori reagiscono per il momento in forma tiepida. Il Tesoro (United States Department of the Treasury) corre ai ripari e l’economia americana entra in una nuova era: quella in cui il debito non è più un problema del futuro, ma un problema del presente.

Prof. Antonio ROMANO – Università AUGE

Direttore Dipartimento Scienze Economiche

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