Autore: Avv. Maria Sturchio
AUGE UNIVERSITA’ S.R.L.
Email di contatto: maria.sturchio@augeuniversità.it
Oltre la trasgressione: se la devianza giovanile diventa un grido d’aiuto.
Non solo criminalità: dietro il rifiuto delle regole si nasconde una complessa ricerca di identità e un bisogno disperato di essere ascoltati. La sfida educativa tra sanzione e comprensione.
Un tempo era la “ragazzata”, oggi la chiamiamo devianza. Ma dietro le etichette sociologiche e i titoli di cronaca si nasconde un universo complesso di significati che va ben oltre il semplice mancato rispetto delle regole. La devianza giovanile è tornata al centro del dibattito nazionale, imponendosi non solo come problema di ordine pubblico, ma come un urgente segnale di allarme educativo e psicologico.
Uscire dalla strada: il peso dei termini
Etimologicamente, devianza significa “uscire dalla strada” (de-via). Ma quale sia la strada “giusta” è un concetto che cambia con il tempo e le latitudini. In una società liquida come quella contemporanea, i confini tra ciò che è accettabile e ciò che è trasgressivo si fanno sempre più sfumati.
Gli esperti distinguono nettamente tra il disagio sociale – quel malessere interiore che rende difficile l’integrazione a scuola o in famiglia – e la delinquenza minorile vera e propria. In mezzo c’è una “zona grigia” fatta di atti antisociali, aggressività e impulsività, che spesso non sono reati, ma manifestazioni di un profondo disadattamento.
La teoria del messaggio: perché lo fanno?
Uno degli approcci più innovativi per decifrare il fenomeno è quello della “azione deviante comunicativa”. Secondo questa visione, sostenuta da studiosi come Gaetano De Leo e Patrizi, l’atto deviante non è mai un gesto vuoto. Al contrario, è un messaggio potente lanciato al mondo degli adulti.
Rubare un oggetto, vandalizzare un muro o sfidare l’autorità scolastica diventano strumenti per:
- Cercare identità: affermare la propria esistenza in un mondo che sembra non vederli.
- Chiedere aiuto: trasformare un dolore silenzioso in un atto visibile a tutti.
- Appartenere al gruppo: ottenere riconoscimento sociale dai propri coetanei, unica vera “bussola” rimasta.
Il controllo sociale: premi o punizioni?
La società risponde alla devianza attivando meccanismi di controllo. Se da un lato esistono i controlli formali (forze dell’ordine, tribunali, sanzioni), dall’altro il ruolo cruciale è giocato dai controlli informali: la famiglia e la scuola.
Tuttavia, il rischio è quello di cadere nella trappola della stigmatizzazione. Trattare un adolescente esclusivamente come un “colpevole” può paradossalmente rafforzare la sua identità criminale, spingendolo ancora più lontano dalla comunità. Il controllo “positivo” – fatto di ascolto, premi e dialogo – appare oggi più difficile da attuare, ma più necessario che mai.
Prevenire è comprendere
Affrontare la devianza giovanile oggi significa smettere di guardare solo all’effetto (il danno, la violenza) per concentrarsi sulle cause. In una società in rapido cambiamento, dove i modelli di riferimento sono plurali e spesso contraddittori, i giovani chiedono coordinate certe.
La sfida per le istituzioni e le famiglie non è solo quella di far rispettare il codice penale, ma di costruire contesti capaci di accogliere il conflitto e trasformarlo in crescita. La devianza, in fondo, non è che il sintomo di un malessere: ignorare il messaggio significa condannare il messaggero a un futuro di isolamento.





