La povertà in Italia è un problema serio e in crescita. Nel 2024, circa 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, pari al 9,8% della popolazione. Questo dato è in aumento del 43% negli ultimi dieci anni.
Le categorie più colpite:
- Famiglie numerose: il 34,8% delle famiglie con cinque o più componenti è in povertà assoluta.
- Minori: oltre 1,29 milioni di minori vivono in povertà assoluta.
- Stranieri: il 30,4% delle famiglie con almeno uno straniero è in povertà assoluta.
- Mezzogiorno: la povertà è più alta nel Sud Italia, con un’incidenza del 10,5%.
Le cause:
- Inflazione: ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie.
- Precarietà lavorativa: il 10,3% degli occupati è a rischio di povertà lavorativa.
- Bassi salari: il 12% dei lavoratori italiani guadagna meno di 11.500 euro netti all’anno.
È necessario intervenire con politiche pubbliche efficaci per contrastare la povertà e promuovere l’inclusione sociale.
L’indagine sulla povertà in Italia rivela dati preoccupanti. Nel 2023, la povertà assoluta ha coinvolto oltre 2,2 milioni di famiglie, pari a 5,7 milioni di persone, che non avevano risorse sufficienti per acquistare beni e servizi essenziali. L’incidenza della povertà familiare è leggermente aumentata dall’8,3% all’8,4%, mentre quella individuale è rimasta al 9,7%.
I dati più allarmanti:
- Il 10% più ricco della popolazione possiede oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera delle famiglie.
- Il 5% più ricco delle famiglie italiane detiene quasi il 47,7% della ricchezza nazionale.
- I miliardari italiani hanno guadagnato 166 milioni di euro al giorno nel 2024.
Le cause della povertà:
- Inflazione, in particolare quella alimentare e abitativa
- Precarietà lavorativa
- Bassi salari
- Caro-affitti
- Debolezza dei servizi sociali territoriali
Si richiede un cambio di rotta, con politiche di contrasto alla povertà a vocazione universale e il salario minimo orario.
L’indagine OCSE rivela dati preoccupanti. Nel 2024, oltre 2,2 milioni di famiglie (8,4% del totale) vivono in povertà assoluta, con un’incidenza più alta tra le famiglie con almeno uno straniero (30,4%) e quelle con cinque o più componenti (21,2%).
I principali fattori di rischio:
- Bassi redditi: il 12% dei lavoratori italiani guadagna meno di 11.500 euro netti all’anno.
- Precarietà lavorativa: i contratti a termine e le occupazioni saltuarie sono sempre più comuni.
- Inflazione: ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto quelle con redditi più bassi.
- Costi abitativi: il 20% dei nuclei meno abbienti spende il 40% dei propri guadagni in costi abitativi.
Le proposte dell’OCSE:
- Aumentare la copertura dei servizi per la cura della prima infanzia.
- Migliorare gli incentivi al lavoro per i beneficiari delle prestazioni sociali.
- Riorientare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sui grandi progetti di investimento gestiti a livello centrale.
Questi dati sottolineano la necessità di politiche pubbliche efficaci per contrastare la povertà e promuovere l’inclusione sociale.
Sembra che le Istituzioni, i vari governi succedutisi dal 2000 in poi in Italia abbiano preso sotto gamba la grave problematica e/o, forse, una voluta svista, ha ingigantito il problema di dimensioni da terzo mondo.
Prof. Gennaro Vitiello
Docente AUGE Università




