Non sembra improprio considerare l’antesignano di ogni tipo di turismo quello che chiamiamo turismo religioso e che possiamo affermare sia sempre esistito in ogni tempo e in ogni civiltà.
Ciò che l “homo naturaliter religiosus” ha vissuto ed espresso nel tempo ha segnato lo spazio e i luoghi lasciando testimonianze indelebili e formando una sorta di geografia religiosa che schematicamente possiamo distinguere in:
- geografia religiosa dell’abitazione o senso sacrale dell’abitazione in quanto analizza gli elementi religiosi che concorrono alla modificazione dell’ambiente naturale realizzata attraverso tre tipi di abitazione: abitazione dei vivi (case, uffici pubblici, edifici ludici…), abitazione dei morti (tombe e necropoli), abitazione delle divinità (templi e chiese…);
- geografia religiosa del popolamento che analizza le influenze religiose sulla scelta dei luoghi in cui si verifica il popolamento. Si pensi ad un esempio per tutti, al rapporto chiesa/villaggio-parrocchia, cattedrale/città;
- geografia religiosa della circolazione che analizza i viaggi gli spostamenti e le migrazioni per cause religiose. Anche qui un esempio per tutti: il pellegrinaggio, che con i suoi itinerari ha influito in passato, ma anche oggi, nella determinazione dell’ambiente con la costruzione di strade e ponti, con la realizzazione di ospizi, con l’incentivazione di attività artigiane.
Il turista religioso viene a volta definito in modo vagamente dispregiativo “pellegrino”, ma chi sa cogliere nel termine il concetto di cammino per le strade del mondo in compagnia e/o alla ricerca di Dio, come i discepoli sulla strada di Emmaus, fa presto a rivalutare il termine identificando con esso chi compie un atto di culto, una espressione di fede.
E’ facile ripercorrendo i tempi, ricordare i segni di questo fenomeno che ha caratterizzato la vita dei Cristiani nei primi secoli, nel Medioevo e oltre.
Non è necessario fare la storia del pellegrinaggio cristiano a Gerusalemme, ma sarà certo utile rievocare sinteticamente qualche tappa fondamentale per comprendere il ruolo che esso ha svolto ponendo in modo originale il rapporto fra la religione e lo spazio dove essa è nata.
Nonostante una lunga tradizione ascetica si opponesse al pellegrinaggio, considerandolo fonte di peccato e di dissipazione spirituale, la sua pratica aveva posto nel IV secolo tali e tanto profonde radici nella spiritualità cristiana da non trovare ostacoli. Nel 330 i familiari di Costantino e nel 380 lo stesso impertore Teodosio intrapresero il pellegrinaggio verso la Terra Santa. Ma l’usanza non riguardava solo i regnanti e le loro famiglie. ma ricordiamo numerosi santi da San Basilio a Santa Melania, da San Gregorio di Nissa a San Gerolamo e San Giovanni Crisostomo.
Molti di questi personaggi non viaggiavano da soli, ma giungevano ai luoghi santi insieme a gruppi di accompagnatori e di accompagnatrici.
Le donne sono un elemento importante di questa prima fase, ma anche delle fasi successive.
Dopo il saccheggio di Roma da parte dei Visigoti di Alarico, nel 410, alcuni nobili romani giunsero in Terra Santa e vi fondarono numerosi monasteri.
Illustri pellegrini continuarono a frequentare i Luoghi Santi nel V e VI secolo e successivamente.
Esiste in proposito un vasto corpo di vere e proprie guide turistiche “ante litteram”, come la “Historia Lausiaca” di Palladio, l'”Itinerarium” di San Girolamo, l'”Itinerarium Antonini Piacentini, il “De Locis Sanctis” del venerabile Beda, l'”Hodoeporicon di San Willibaldo” e l'”Itenierarium” di San Bernardo il monaco.
Vi fu poi la parentesi delle crociate e al suo esaurirsi dopo il 1200 riprese il flusso di un pellegrinaggio rinnovato, libero dell’ipoteca della spedizione militare e caratterizzato dall’attenzione per la conversione degli infedeli.
Nel corso del ‘300 sorse una letteratura a metà fra il libro di memorie, la guida mercantile e il testo devoto, che si interessava degli itinerari, delle distanze, dei costi delle derrate, della presenza di merci varie, sia delle indulgenze da lucrare.
Curiosa per la sua permanenza nei secoli è la registrazione delle spese eccessive, dell’avidità delle guide, della disonestà dei mercanti…
Dobbiamo ricordare anche i pellegrinaggi verso i grandi Santuari ((San Giacomo di Compostela, San Francesco di Assisi, Sant’Antonio di Padova…) e soprattutto quelli verso Roma, centro della cristianità, Soglio di Pietro.
Ancora oggi sono visibili i percorsi che i Romei attraverso l’Italia solevano praticare.
Alcuni, come la Via Francigena, che collegava il Nord a Roma, sono diventati a loro volta attrazione turistica.
I percorsi abituali diventano strade e i conventi che sorgevano lungo l’itinerario erano i primi alberghi dove il pellegrino trovava riparo, si rifoccillava, aveva assistenza sia spirituale che materiale.
La sosta indispensabile per riacquistare energie era sempre programmata: ogni pellegrino sapeva quali dovevano essere le tappe del suo viaggio.
Esisteva, creata dalle abitudini, una sorta di mappa dei luoghi di accoglienza, verso i quali i pellegrini si dirigevano, talvolta operando divagazioni anche importanti, ma che erano suggerite o meglio imposte, dalla necessità di cercare sicurezza e accoglienza.
Consapevoli delle difficoltà del viaggio e delle dure prove a cui andavano incontro i pellegrini (spesso penitenti, ma anche assassini cacciati dalle loro comunità) si armavano di un mantello (il sanrocchino), di una bisaccia, dell’immancabile “bordone” (una sorta di bastone rafforzato alla punta da una cuspide metallica).
Viaggiavano insieme, spesso dalla partenza, poi lungo il viaggio si imparentavano con altri gruppi di altra provenienza, ma con la stessa destinazione, spinti dagli stessi ideali.
Lungo il tragitto, mai facile, mai scontato, dove i molti pericoli non erano sempre evitabili, si davano mutua assistenza, si scambiavano memorie ed esperienze, si conoscevano, oggi diremmo “socializzavano”.
Anche se non in maniera “impositiva” come l’islamismo che precetta il viaggio alla Mecca per ogni musulmano, il cristianesimo, anche succesivamente al medioevo e fino ad oggi, ha sempre promosso con diverse connotazioni devozionali i pellegrinaggi verso i luoghi dove la fede pone le basi storiche del suo essere e dove il passaggio dei suoi interpreti più significativi (i Santi) ha segnato con la memoria della loro vita e dei loro insegnamenti e dove spesso rimangono le “pietre” testimoni vive di ciò che è stato e che si deve ricordare.
Chi ha consapevolezza di questi valori e usa chiamare le cose con il loro nome, chi dice pane al pane e vino al vino non può dimenticare questo aspetto fondamendale di quello che è stato agli albori il turismo. il turismo religioso e come tale, appunto, il turismo religioso e sociale.
Atella, 30.04.2026
Prof. Dott. Antonio Tanzillo




