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La logica dialogica. La comunicazione come confronto e comprensione

Dipartimento Scienze della Comunicazione

L’essenzialità della logica dialogica risiede nella sua capacità di trasformare il pensiero individuale in un processo di scoperta e comprensione collettiva, unendo la forza della ragione con la dinamica del dialogo. Essa va oltre la semplice costruzione di argomenti razionali, incorporando la dimensione interattiva e collaborativa che rende la ricerca della verità un’esperienza condivisa.

 La logica dialogica, in contrasto con la logica formale che si concentra sulla validità degli argomenti in sé, si focalizza sulla qualità dell’interazione e del processo di ragionamento che si sviluppa nel dialogo.

Questo approccio, particolarmente apprezzato in filosofia e nelle scienze sociali, enfatizza l’importanza dell’ascolto attivo cioè che si presti attenzione alle posizioni dell’interlocutore, interpretando i suoi argomenti in buona fede. Il dialogo, secondo questa prospettiva, non è un mero scambio di opinioni, ma una ricerca autentica della verità,dove si mettono in gioco le proprie convinzioni e si è disposti a cambiare posizione in base alle argomentazioni dell’altro. 

La logica dialogica incoraggia una comunicazione aperta e onesta, in cui si esprimono le proprie idee con sincerità e si è pronti a confrontarle con quelle dell’interlocutore. 

Il dialogo, in questa ottica, è uno strumento per arricchire la propria comprensione del mondo, aprendosi a nuove prospettive e sfidando le proprie premesse.

La logica dialogica trova applicazione in vari ambiti, tra cui la filosofia. Platone, con i suoi dialoghi, è un esempio emblematico dell’uso della logica dialogica.Per Platone la forma dialogica come si cercherà di argomentare nel paragrafo che segue,  è la maniera in cui lo scritto può meglio riprodurre l’essenza del filosofare, e cioè il movimento della ricerca: il pensare stesso, in fondo, non è che un dialogo dell’anima con sé stessa (Teeteto, 189e). Nei dialoghi platonici l’esposizione del movimento della ricerca è prevalente anche rispetto alla fissazione del contenuto teorico o dottrinale, ragione per cui molti di essi presentano conclusioni apiretiche o sono di fatto inconclusi. Essi offrono una drammatizzazione della ricerca filosofica, il cui metodo è la dialettica, ovvero il procedimento che esamina varie alternative di un dato problema, confutandole o provandole. Questo metodo “brachilogico” si contrappone a quello dei “lunghi discorsi” tipico dell’arte oratoria cara ai sofisti: il suo scopo è l’educazione alla verità. Quando però questa sorta di “teatralizzazione” della ricerca filosofica (i dialoghi platonici furono realmente rappresentati in epoca romana) cede il passo a una sistematizzazione in chiave metodica della dialettica, come accade di fatto già nel Sofista o nel Politico, l’essenza originaria del genere dialogico passa in secondo piano a favore di uno stile positivo che della tipologia del dialogo conserva solo l’andamento, nella forma di una esposizione di tesi e antitesi da difendere o confutare logicamente.

In epoca contemporanea il dialogo, pur a fronte di una rivalutazione della sua valenza filosofica in sede teoretica sia nelle filosofie del dialogo sia nell’ermeneutica, soprattutto  gadameriana, è pressoché scomparso come genere di scrittura filosofica, sostituito da altre forme, come quella epistolare o narrativa (romanzo, racconto e persino rappresentazione teatrale, di cui si hanno esempi importanti soprattutto nell’esistenzialismo,in Sarte in particolare

”Dizionario filosofico Abbagnano L’universale, filosofia” 

Prof.ssa Dott.ssa Maria Conserva

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