Abstract
Il saggio approfondisce l’intreccio tra normativa antiriciclaggio e diritto tributario, muovendo dalla “metamorfosi” del risparmio d’imposta in utilità per l’autoriciclaggio. Ripercorre l’ostacolo concreto, l’abuso di trust e fondi patrimoniali, il cyberlaundering, la responsabilità delle fiduciarie e il raccordo con il Codice della crisi, fino alla svolta delle Sezioni Unite che estende la confisca dal profitto all’intero prodotto del reato.
The essay explores the interplay between anti-money-laundering rules and tax law, starting from the “metamorphosis” of tax savings into a gain relevant for self-laundering. It revisits the concrete-obstacle test, the abuse of trusts and patrimonial funds, cyberlaundering, fiduciaries’ liability and the link with the Business Crisis Code, up to the Grand Chamber ruling extending confiscation from the profit to the crime’s entire product.
1. La metamorfosi del profitto illecito: dal debito tributario all’utilità per l’autoriciclaggio
Il sistema penale moderno ha sancito il definitivo superamento della distinzione tra criminalità da profitto e criminalità da evasione. Secondo le più recenti acquisizioni giurisprudenziali, il risparmio d’imposta non rappresenta più un mero inadempimento amministrativo, ma si configura come una vera e propria “altra utilità” ai fini dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio. Questa “metamorfosi” giuridica implica che la maggiore ricchezza che rimane nel patrimonio del reo grazie al mancato versamento delle imposte (IVA, ritenute o imposte dirette) sia equiparabile al provento di una rapina o di un traffico di stupefacenti.
Il punto di rottura rispetto al passato risiede nel fatto che tale utilità, una volta trattenuta, viene spesso reimmessa nel circuito economico attraverso operazioni che ne mascherano l’origine. La Corte di Cassazione, con la sentenza Sez. II, 24 febbraio 2020, Banchi, ha chiarito che l’evasione fiscale funge da reato presupposto ideale per l’autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.) quando l’autore dell’evasione investe il “nero” in attività imprenditoriali o speculative. In questo modo, l’illecito fiscale inquina l’ordine pubblico economico, alterando la libera concorrenza tra le imprese che pagano le tasse e quelle che utilizzano il risparmio fiscale per autofinanziarsi.
2. Il “quid pluris” dissimulatorio: la prova dell’ostacolo concreto nelle operazioni finanziarie
Mentre il reato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.) sanziona condotte compiute da terzi estranei al reato presupposto, l’autoriciclaggio richiede un requisito più stringente: l’ostacolo concreto all’identificazione della provenienza dei beni. La giurisprudenza ha precisato che non basta il semplice trasferimento di denaro, ma occorre un’attività dotata di una specifica capacità dissimulatoria. Questo “quid pluris” si manifesta quando l’agente pone in essere artifici contabili, simulatori o finanziari volti a creare un’apparenza di liceità.
Esempi tipici di ostacolo concreto includono l’intestazione di beni a prestanome (“teste di legno”), il transito di fondi attraverso una costellazione di società estere o l’utilizzo di criptovalute. Un elemento cruciale emerso dalle sentenze (es. Cass. pen., Sez. II, n. 36121/2019) è che l’intervenuta tracciabilità dei trasferimenti non esclude il reato: l’idoneità della condotta va valutata ex ante. Se l’operazione era idonea a rendere più difficile l’accertamento nel momento in cui è stata compiuta, il reato sussiste anche se gli inquirenti sono poi riusciti, con indagini complesse, a ricostruire il flusso.
3. Anatomia della sottrazione fraudolenta: l’abuso di strumenti giuridici tradizionali
L’art. 11 del D.lgs. n. 74/2000 punisce la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, una fattispecie che funge da “ponte” verso l’autoriciclaggio. Il reato si configura quando un soggetto, per sottrarsi al Fisco, compie atti simulati o fraudolenti idonei a rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva. Tra gli strumenti più utilizzati figurano il fondo patrimoniale, il trust e le società fiduciarie.
L’architettura della sottrazione è spesso complessa e a formazione progressiva. La giurisprudenza ha chiarito che un singolo atto (come la donazione di un immobile) potrebbe essere revocato civilmente, ma è la pluralità di atti collegati a rendere difficile il recupero del credito da parte dell’Erario, configurando la natura fraudolenta. Ad esempio, conferire beni in un fondo patrimoniale per debiti non inerenti ai bisogni della famiglia, o cedere quote societarie al figlio mantenendo l’amministrazione di fatto, sono condotte ritenute tipicamente elusive e penalmente rilevanti. In tali casi, il sequestro può colpire non solo l’imposta evasa, ma beni per un valore pari al doppio del debito complessivo per garantire le sanzioni e gli interessi.
4. L’era del Cyberlaundering: cripto-asset e l’ingannevole velo della blockchain
Le criptovalute hanno trasformato radicalmente le tecniche di occultamento dei proventi da evasione fiscale, inaugurando la stagione del cyberlaundering. Bitcoin, Tether e altri asset digitali sono considerati strumenti ideali per l’autoriciclaggio a causa dell’anonimato e della velocità di frazionamento. La Corte di Cassazione (sentenza n. 2868/2022) ha stabilito che l’investimento di profitti illeciti in monete virtuali costituisce di per sé un serio ostacolo alle indagini.
Un errore comune della difesa consiste nel sostenere che la blockchain, essendo un registro pubblico, garantisca la tracciabilità e quindi escluda l’ostacolo concreto. I giudici hanno respinto questa tesi, evidenziando che tecniche come il chain-hopping (cambio rapido tra diversi asset) e l’uso di exchange esteri o wallet aperti con identità sintetiche (deepfake) rendono la ricostruzione dei flussi estremamente difficoltosa. L’autoriciclaggio si considera già integrato con la preliminare operazione di cambio da euro a moneta virtuale, poiché tale atto immette risorse illecite in un circuito finanziario speculativo sottratto ai controlli statali.
5. Il confine invalicabile del godimento personale: limiti e paradossi dell’esimente
L’art. 648-ter.1, comma 4 c.p., prevede una clausola di non punibilità per chi destina i proventi dell’evasione alla mera utilizzazione o al godimento personale. Tuttavia, questa esimente ha confini molto stretti dettati dalla tutela dell’ordine economico. L’uso deve essere diretto e privo di capacità dissimulatoria. Se un soggetto ruba o evade per acquistare generi alimentari di sussistenza, la clausola opera; se invece utilizza il denaro evaso per acquisti di rilevante valore, la situazione cambia drasticamente.
La giurisprudenza di legittimità ha sancito che l’acquisto di immobili, auto di lusso, o l’estinzione di mutui e finanziamenti bancari non rientrano nel godimento personale. Il denaro, essendo un bene fungibile, è intrinsecamente capace di inquinare le attività economico-finanziarie in cui viene riadoperato. Pertanto, qualunque operazione bancaria o investimento che superi la soglia dei bisogni primari è considerato autoriciclaggio, poiché la legge presume un inquinamento del mercato legale derivante dal reimpiego di capitali illeciti.
6. La responsabilità delle fiduciarie: indicatori di anomalia e il dovere di “sentinella”
Le società fiduciarie occupano un ruolo centrale nel monitoraggio dei flussi finanziari, ma sono spesso identificate come strumenti di opacità. Nel 2024, l’UIF ha emanato 34 nuovi indicatori di anomalia per facilitare l’identificazione di operazioni sospette (SOS). Tra questi, spiccano l’uso di trust in cui il disponente riveste troppi ruoli e le strutture societarie con catene partecipative in paesi a rischio.
Un punto fermo è la responsabilità degli amministratori delle fiduciarie per l’omessa segnalazione. La Corte di Cassazione (n. 29395/2024) ha confermato sanzioni ingenti (fino a 300.000 euro) a carico di organi apicali che avevano omesso di segnalare mandati per polizze vita estere in presenza di redditi dei clienti palesemente incoerenti con gli investimenti. La SOS non richiede la certezza del reato, ma un giudizio tecnico di incoerenza rispetto al profilo del cliente. La riservatezza fiduciaria deve sempre cedere di fronte all’esigenza dell’Amministrazione Finanziaria di risalire al titolare effettivo sostanziale.
7. Dallo “spallone” ai sistemi Hawala: la globalizzazione dei flussi finanziari informali
Il contrasto al riciclaggio deve oggi confrontarsi con sistemi di pagamento informali che agiscono come una vera e propria banca ombra. Il sistema Hawala, diffuso soprattutto nelle comunità asiatiche e mediorientali, permette il trasferimento di miliardi di euro senza tracce documentali, basandosi sulla fiducia tra intermediari (hawaladar). Questi circuiti sono spesso alimentati dall’evasione fiscale e dal lavoro nero.
Il Rapporto Eurispes 2026 evidenzia come lo “spallone” moderno non viaggi più con valigie di contanti, ma utilizzi agenzie di money transfer colluse che frazionano le somme in migliaia di tranches sottosoglia (es. 1.999,99 euro) per eludere i controlli automatici. Questa tecnica di “smurfing” digitale rende le statistiche ufficiali inaffidabili, poiché molti dei flussi diretti verso il Sud-Est asiatico o la Cina sfuggono ai radar istituzionali. Seguire il denaro richiede quindi una strategia olistica che monitori non solo i canali bancari, ma anche l’e-commerce e le ricariche di carte prepagate utilizzate come surrogati del contante.
8. Crisi d’impresa e reati tributari: l’omologazione come “lavatrice” di capitali opachi
Un fronte critico della normativa 2024-2026 è il raccordo tra il Codice della Crisi d’Impresa (CCII) e il diritto penale tributario. Le riforme introdotte dal D.lgs. n. 87/2024 hanno stabilito che lo stato di crisi debba essere valutato dal giudice come indice prevalente per la particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) nei reati di omesso versamento. Tuttavia, esiste il rischio che le procedure concorsuali diventino uno scudo per ripulire capitali tramite l’immissione di finanza esterna di dubbia provenienza.
La giurisprudenza è rigorosa: l’omologazione di un concordato preventivo o di una transazione fiscale esclude il reato solo se interviene prima della scadenza del termine per il versamento. Se interviene dopo, può fungere da causa di non punibilità solo a condizione che il debito venga integralmente pagato prima dell’apertura del dibattimento. I professionisti coinvolti devono vigilare affinché lo stato di crisi non sia utilizzato abusivamente per sanare responsabilità penali pregresse o per favorire soggetti che hanno accumulato vantaggi competitivi illeciti evadendo le tasse.
9. Mercati ad alta frequenza e IA: nuove frontiere della speculazione e del riciclaggio
L’High Frequency Trading (HFT) e l’uso dell’Intelligenza Artificiale rappresentano le sfide tecnologiche più urgenti per la tenuta dei mercati finanziari. Gli algoritmi HFT sono capaci di immettere e cancellare migliaia di ordini al secondo, condizionando i prezzi e creando una volatilità artificiale che può essere sfruttata per mimetizzare grandi volumi di transazioni. Il riciclaggio e la speculazione in questi ambiti vanno spesso “a braccetto”.
La legge n. 132 del 2025 ha introdotto aggravanti specifiche per chi manipola il mercato tramite sistemi di IA, in coerenza con l’AI Act europeo. Un tema centrale è la deresponsabilizzazione penale: le organizzazioni criminali potrebbero tentare di utilizzare gli algoritmi come scudo per nascondere la volontà umana dietro l’azione della macchina. Tuttavia, il legislatore ha chiarito che l’impiego di strumenti tecnologici non muta i criteri di imputazione delle condotte: programmatori, utenti e produttori restano responsabili della gestione del rischio e della provenienza dei fondi immessi nei sistemi automatizzati.
10. La rivoluzione della confisca: dal profitto diretto all’intero prodotto del reato
Una delle sanzioni più invasive introdotte negli ultimi anni riguarda l’estensione delle misure patrimoniali per i reati di riciclaggio e autoriciclaggio. Secondo l’orientamento di legittimità, la confisca obbligatoria ex art. 648-quater c.p. non colpisce più solo il profitto (il vantaggio economico diretto), ma l’intero prodotto del reato.
Questo significa che se un risparmio d’imposta di un milione di euro viene investito in Bitcoin che raddoppiano di valore, lo Stato ha il diritto di confiscare l’intero valore dei Bitcoin (due milioni), poiché essi costituiscono il frutto complessivo dell’attività illecita. La logica è quella della neutralizzazione economica: eliminare dal mercato ogni traccia della ricchezza derivata da operazioni di trasformazione o sostituzione di capitali sporchi. Tale orientamento, coerente con il diritto sovranazionale, rende l’investimento del “nero” un’operazione ad altissimo rischio, esponendo il reo alla perdita non solo di quanto evaso, ma di tutto l’incremento patrimoniale generato.
Riferimenti normativi e di prassi
Normativa e fonti europee: artt. 648-bis, 648-ter.1 e 648-quater c.p.; art. 11 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74; d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231 (in part. art. 41); art. 131-bis c.p.; d.lgs. 14 giugno 2024, n. 87 (revisione del sistema sanzionatorio tributario); d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 (Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza); Reg. (UE) 2023/1114 (MiCA); l. 23 settembre 2025, n. 132 e Reg. (UE) 2024/1689 (AI Act); Circolare Agenzia delle Entrate n. 32/2006.
Prassi e rapporti istituzionali: Provvedimento della UIF (Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia) del 12 maggio 2023 recante gli indicatori di anomalia (34 indicatori), in G.U. n. 121 del 25 maggio 2023, applicabile dal 1° gennaio 2024; UIF, Rapporto annuale per il 2024, n. 17 – 2025 (10 giugno 2025); Eurispes, Rapporto Italia 2026, 38ª edizione, 2026.
Bibliografia essenziale
G. Civello, Autoriciclaggio e cosiddetto «risparmio di imposta»: per la Cassazione, la nozione di «altra utilità» va interpretata estensivamente, in Archivio Penale (web), 2020, n. 1.
R. Cordeiro Guerra, Reati fiscali e autoriciclaggio, in Rassegna Tributaria, 2016, p. 317 ss.
A.M. Dell’Osso, Riciclaggio di proventi illeciti e sistema penale, Giappichelli, Torino, 2017.
A.M. Maugeri, L’autoriciclaggio dei proventi dei delitti tributari, in E. Mezzetti – D. Piva (a cura di), Punire l’autoriciclaggio. Come, quando e perché, Giappichelli, Torino, 2016, p. 101 ss.
L. Troyer – S. Cavallini, Apocalittici o integrati? Il nuovo reato di autoriciclaggio: ragionevoli sentieri ermeneutici all’ombra del «vicino ingombrante», in Diritto Penale Contemporaneo – Riv. trim., n. 1/2015, p. 104 ss.
M. Naddeo, Nuove frontiere del risparmio, Bitcoin Exchange e rischio penale, in Diritto penale e processo, n. 1/2019, p. 10 ss.
M. Giuca, Criptovalute e diritto penale nella prevenzione e repressione del riciclaggio, in Diritto Penale Contemporaneo – Rivista Trimestrale, n. 1/2021.
Giurisprudenza di riferimento
Cass. pen., Sez. II, 24 febbraio 2020 (ud. 27 novembre 2019), Banchi (risparmio d’imposta come «altra utilità»; rapporti con l’art. 11 d.lgs. 74/2000)
Cass. pen., Sez. II, n. 6061/2012 (le «altre utilità» comprendono il risparmio di spesa conseguito con l’omesso pagamento delle imposte)
Cass. pen., Sez. II, n. 36121/2019 (idoneità della condotta valutata ex ante; l’intervenuta tracciabilità non esclude il reato)
Cass. pen., Sez. II, n. 2868/2022 (investimento di proventi illeciti in criptovalute quale serio ostacolo all’identificazione del beneficiario)
Cass. pen., Sez. Un., n. 12213/2018 (nozione di «atti fraudolenti» ex art. 11 d.lgs. 74/2000: occorre natura simulatoria o fraudolenta, non la mera idoneità)
Cass. civ., Sez. II, ord. n. 29395/2024 (responsabilità degli organi apicali della fiduciaria per l’omessa segnalazione ex art. 41 d.lgs. 231/2007)
Cass. pen., Sez. Un., n. 26654/2008 (nozione di profitto confiscabile)
Cass. pen., Sez. V, n. 32018/2019 (profitto ex art. 11 pari al valore dei beni sottratti alla garanzia erariale, non al debito tributario)






