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La pianificazione strategica del macro ambiente.

Il sistema Italia, come precedentemente analizzato, presenta fortissime potenzialità di miglioramento, ma contemporaneamente numerose criticità.

Per far fronte alle continue occasioni, ma allo stesso modo alle minacce che si presentano di fronte, è riscontrabile la necessità di rafforzare l’unione tra gli operatori di tutto il settore, affinché vi sia un proseguo tanto più unito, attraverso la pianificazione strategica del turismo.

Questa attività è necessariamente in capo alle istituzioni, affinché operino dal vertice e consentano il coordinamento delle numerosissime piccole e medie attività del turismo.

La necessità di promozione all’estero della nostra nazione non deve essere intrapresa da singoli operatori, ma bensì in capo ad un vertice unico.

La presenza di un culmine dirigenziale permette non solo la gestione in un’ottica estremamente più precisa e coordinata, ma soprattutto coerente in relazione alla value proposition cui l’intero sistema paese intende offrire.

L’esistenza di “cani sciolti” si ripercuote fortemente sulla promessa media formulata alla clientela mondiale, poiché se non vengono rispettati canoni comuni è estremamente difficile porre in atto una politica turistica coerente.

Un celeberrimo detto recita: “l’unione fa la forza”, e in particolare la sua implementazione in un sistema formato da numerosissimi piccoli attori è ancor più valido.

Le relazioni che si tessono tra alberghi, ristoranti, musei, operatori, turistici ecc. sono tanto più complesse presentate al singolo in modo bilaterale, piuttosto che multilaterale, permettendo un forte ampliamento del business determinando forti sinergie comuni.

Il settore turistico la cui prosperità è stata ampiamente dibattuta nei capitoli precedenti è sicuramente il più colpito in questa emergenza Covid.

A fronte di una perdita pressoché totale della clientela estera per la prossima stagione, ma anche una diffidenza per il futuro, vi è la necessità di creare uno svariatissimo numero di misure volte sicuramente a limitare il depauperamento del patrimonio attuale, ma soprattutto a pianificare per rendere il futuro del settore più stabile a potenziali squilibri. Analizzando l’ambiente di cui fa parte, va ribadito che il turismo è assai prospero, ma c’è la presenza di un rischio sistemico molto forte, determinato dall’instabilità del paese, per cui ogni forma di differenziazione sarebbe futile con il venir meno di alcuni fattori avversi verso la nazione stessa, se non che delocalizzando le attività.

Esso è estremamente florido e propenso a guadagni, spesse volte più “facili” della media delle industrie in Italia, grazie ad una domanda costantemente in crescita.

Purtroppo, a fronte di questa tendenza positiva, si è creata una visione molto meno lungimirante negli eventuali casi di avversità, lungimiranza, che è facilmente riscontrabile in molti altri settori industriali colpiti dalla crisi del 2008.

A fronte di un approccio più attento, un esempio sicuramente noto è determinato dalle azioni comuni create dal settore bancario.

Esso è tra i comparti più organizzati a livello nazionale ed europeo in merito alla gestione delle avversità a causa delle forti leve di indebitamento.

L’istituzione di numerosi accordi tra banche mondiali tra cui quello di Basilea, hanno permesso di arginare e tenere in conto l’insorgenza di rischi che hanno caratterizzato le crisi economiche recenti.

Sebbene vi siano sicuramente delle differenze tra i due settori, è possibile in ogni caso pensare a delle affinità, poiché entrambi sono caratterizzati da una rilevanza sul prodotto interno lordo nazionale e per certi versi hanno una rischiosità sicuramente differente, ma che in ogni caso allo stato attuale accomuna molto di più i due settori.

Ciò che viene enunciato negli accordi sopracitati si basa su alcuni spunti di pianificazione istituzionale assai interessanti in merito.

Il primo accordo di Basilea, enuncia la necessita di istituire dei requisiti patrimoniali, chiamati coefficienti di solvibilità, per strutturare in modo cauto gli investimenti operati al rischio, ponendo una solida base patrimoniale per ammortizzare un eventuale default. A fronte di questo dettame vi sarebbe possibile l’implementazione di riserve di liquidità propriamente create per le varie tipologie di rischio cui il settore potrebbe riscontrare in futuro, quale rischio paese, calamità naturali di ogni genere ecc.

L’esistenza di appigli in un settore che conta il 14% del prodotto interno lordo italiano determinerebbero numerosi benefici a favore dell’economia nella totalità, dettati da una minore influenza degli effetti negativi di uno specifico comparto, seppur di grande importanza, determinando una potenziale smorzatura alla pro-ciclicità assai pericolosa che il turismo potrebbe indurre.

Risulta chiaro che l’epoca Covid appare un caso abbastanza unico e raro, ma in un passato molto recente si è affacciata sulle economie avanzate una patologia che, per una serie di congiunture, probabilmente buona sorte, non è stata incontrata in occidente, l’Ebola.

A fronte di ciò, questo evento può essere un campanello d’allarme simbolico che il mondo sta evolvendo, in questo caso non positivamente, e queste nuove tipologie di rischio stanno diventando più comuni.

L’esistenza di un forte comparto istituzionale per pianificare la ripartenza è molto importante sotto questo aspetto, per prevenire gli squilibri che presumibilmente si verificheranno in futuro.

Vi è inoltre la necessità di rimettere in moto un settore a ricavi prossimi allo zero che dovrà essere purtroppo ricostruito dalle fondamenta.

L’ottimismo però è alla base dell’imprenditorialità nella storia italiana ed è proprio da questo spirito che congiuntamente sarà possibile cogliere tutte le future occasioni che il mercato offrirà.

In antecedenza della pandemia abbiamo visto dati estremamente confortanti, come la crescita a doppia cifra del turismo cinese nel nostro paese.

Questo dato può apparire controverso a fronte di quanto riscontrato in termini di pericolo, ma in passato è risultato evidente che l’attrazione turistica dell’Italia proprio in Cina e paesi emergenti affini ha determinato un afflusso di ricchezza non indifferente.

Nella fase di riapertura a fronte della ricostruzione generale di tutti i paesi europei nostri concorrenti, su questa opportunità, riscontreremo la presenza di un forte vantaggio di prima mossa per la promozione turistica italiana.

Tutto ciò svolto individualmente su un mercato così ampio, presenterebbe una incongruenza economica nel poter raggiungere efficacemente una platea di clienti così vasta e per questo è auspicabile una promozione a livello istituzionale promossa da un unico ente che incorpori gli interessi del settore.

La frammentazione in tanti enti, nonostante alcuni di grandi dimensioni, può creare un vantaggio in termini di democratica rappresentatività e una sorta di concorrenza tra le istituzioni aumentando l’efficienza del lavoro dei singoli, però è facile riscontrarne una criticità, la dispersione delle forze.

A fronte di quanto detto, si presenta la necessità di dare impulso ad un unico singolo ente, finanziandolo per il coordinamento comune della promozione turistica.

L’esistenza di tanti enti minori determina una voce più rappresentata, ma allo stesso tempo una lentezza di azione comune, che ai tempi d’oggi non è più efficace.

I forti cambiamenti ed i trend economici sono estremamente brevi ma di grande entità e la celerità, in connubio con l’efficienza, è l’unica arma efficace per rispondere prontamente e per sfruttare le occasioni.

La crisi Covid ha permesso di testimoniare un’instabilità della nostra economia basata su un elevato tasso di indebitamento ed un valore aggiunto sempre più ridotto, che in questo periodo ha portato, e probabilmente porterà, al fallimento delle imprese più esposte.

Vi è l’evidenza di ritrovare redditività dall’attività di impresa, incrementando l’efficienza dei processi produttivi tramite tecnologia ed innovazione e rialzare i margini di ricavo poiché, la mancanza di spinte positive della nostra economia nel tempo, hanno portato all’erosione continua del valore aggiunto causata dalla “iper-competitività” ormai globale.

L’economia del turismo come precedentemente detto è determinante per la creazione di una porzione del Pil italiano pari al 13/14 %, risultante all’incirca a 200 miliardi di euro. Uno studio condotto da Confturismo ha portato in evidenza una realtà che al giorno d’oggi pare possa indicare un risvolto dell’economia generale ben più grave della recessione stimata attorno all’8% del Pil.

A fronte dell’emergenza, risulta a marzo, secondo studi Enit, che l’86% degli intervistati sia preoccupato per l’evento che sta travolgendo l’Italia, ciò è strettamente correlato ad un ulteriore fattore, il 57% degli italiani dichiara che non svolgerà nell’anno una vacanza,

influenzati da svariate ragioni, tra cui paura per il contagio; ma la più allarmante la “indisponibilità economica”.

Il 32% degli intervistati inoltre indica che è intenzionato a “spostarsi”, ma per periodi estremamente brevi, indicati temporalmente in 2-3 giorni.

A fronte di questi dati, per i quali è possibile riscontrare un indice di fiducia estremamente basso, va inoltre indicato che la presenza in località turistiche sarà estremamente ridotta, comportando un livello di spesa molto leggero.

Secondo le stime dell’Enit, quest’anno la perdita subita dal turismo risulterà pari a 20 miliardi di euro, ma l’evidenza appare fortemente diversa agli occhi del presidente di Uvet e Blue panorama airlines, Luca Patanè.

Egli infatti sostiene che la perdita del settore sia stimabile intorno ai 120 miliardi di euro, coinvolgendo anche i settori che pur non essendo turistici presentano una forte dipendenza dallo stesso.

La compromissione si ipotizza essere di circa 1 milione di posti di lavoro solo per il settore turistico che impiega circa 4,5 milioni di lavoratori.

L’evidenza pare decisamente meno rosea di quanto stimato dalla agenzia nazionale del turismo, cosa che è assai chiara tenendo conto di un pressoché azzeramento del turismo estero, il cui peso economico incide per quasi la metà dei ricavi.

Inoltre, a fronte del bassissimo livello di disponibilità allo “spostamento” ed alla capacità di spesa del turista italiano, è facilmente intuibile un andamento fortemente negativo.

Le ricadute possono portare ad una pro-ciclicità della recessione nell’economia generale, abbassando in primis la fiducia dei consumatori e secondariamente alleggerendo ulteriormente la capacità di spesa degli italiani.

La risposta istituzionale deve essere celere e completa, poiché nel caso specifico del settore trattato, esso ha sempre svolto un ruolo strategico per lo sviluppo economico di una nazione “ferma” da svariati anni.

Atella, 26.06.2026

Prof. Dott. Antonio Tanzillo

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