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Italia, il nuovo baricentro europeo dei fondi comuni: cresce la presenza femminile tra gli investitori

Il mercato italiano dei fondi comuni sta vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda. Non solo per le dimensioni, che collocano il nostro Paese al secondo posto in Europa, ma anche per la composizione sempre più eterogenea della platea degli investitori. Oggi, uomini e donne partecipano quasi in egual misura: 53% contro 47%, un divario che continua a ridursi anno dopo anno. Basti pensare che nel 2005 le donne rappresentavano il 42% degli investitori e nel 1996 appena il 34%. Una progressione costante, che racconta un’Italia finanziariamente più consapevole e inclusiva.

Nel frattempo, il patrimonio complessivo investito dalle famiglie italiane nei fondi ha raggiunto 679 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 608 miliardi del 2024. L’investimento medio si attesta intorno ai 55.000 euro, ma la cifra varia sensibilmente a seconda del prodotto: circa 37.000 euro per i fondi italiani, mentre i fondi esteri – in particolare quelli cross‑border – raggiungono una media di 59.000 euro.

Nonostante la crescita del patrimonio complessivo, il mercato dei fondi comuni mantiene una caratteristica distintiva: la sua accessibilità. Gli analisti sottolineano che l’investimento mediano – quello che divide in due la platea – si colloca tra 16.000 e 20.000 euro. Questo significa che la metà degli investitori italiani impiega cifre contenute, inferiori ai 20.000 euro. La ricchezza resta concentrata nelle fasce più abbienti, ma la diffusione dei fondi comuni come strumento di risparmio conferma la loro natura “democratica”: un veicolo utilizzabile anche da chi non dispone di grandi capitali, ma desidera comunque partecipare ai mercati finanziari.

L’analisi generazionale offre uno spaccato interessante. L’età media dell’investitore italiano è 61 anni, e le generazioni più mature – boomer, silent e greatest generation – rappresentano oltre la metà del totale. La generazione X segue con il 30%, una quota superiore al suo peso demografico.

Il dato più significativo, però, riguarda i più giovani. Gen Z e millennial rappresentano oggi il 18% dei sottoscrittori, in aumento del 3% rispetto alla rilevazione precedente. Un segnale che indica un lento ma progressivo avvicinamento delle nuove generazioni al mondo degli investimenti.

Il confronto storico è eloquente: nel 1996 l’età media era 50 anni; gli over 65 erano il 17%, oggi sono il 40%. Anche la distribuzione della ricchezza finanziaria si è spostata verso le fasce più anziane: tra il 1995 e il 2022 la quota detenuta dagli over 65 è passata dal 22% al 48%.

Come osservano analyst di Assogestioni, “negli ultimi trent’anni è invecchiata la popolazione, ma anche la ricchezza finanziaria”. Il patrimonio dei fondi è infatti concentrato per metà nelle mani dei boomer, mentre un ulteriore 18% è detenuto dagli ultraottantenni. L’investimento medio varia molto per generazione: 77.000 euro per silent e greatest generation; 67.000 euro per i boomer; 15.000 euro per la Gen Z. Il ricambio generazionale è iniziato, ma sarà un processo lungo, scandito dai tempi della demografia e dei trasferimenti patrimoniali.

In ogni caso, se la fotografia complessiva mostra un mercato maturo, i nuovi ingressi raccontano una storia diversa. Nel 2025 1,5 milioni di italiani hanno sottoscritto un fondo comune per la prima volta. Tra questi, il 32% ha meno di 45 anni, contro il 23% dell’anno precedente.

Un balzo significativo, che riflette due fenomeni convergenti:

  • la crescente sensibilità delle nuove generazioni verso il risparmio e l’investimento.
  • la diffusione delle piattaforme digitali, che hanno reso l’accesso ai fondi più semplice e immediato.

Il risultato è un mercato che, pur restando ancorato alle fasce d’età più mature, inizia a vedere un rinnovamento alla base.

Nel mercato interno italiano, secondo i dati della BCE, il patrimonio investito in fondi dalle famiglie dell’Eurozona ammonta a 4.199 miliardi di euro, di cui 902 miliardi localizzati in Italia. Nel nostro Paese, i fondi rappresentano il 17% delle attività finanziarie delle famiglie, contro una media europea del 13%. L’Italia detiene il 21% del mercato retail europeo dei fondi, risultando seconda solo alla Germania. In termini di patrimonio, il mercato italiano è più del doppio di quello francese, dove prevalgono strumenti assicurativi. Sul fronte azionario, l’Europa investe mediamente l’11% delle proprie attività finanziarie in società quotate, contro il 45% degli Stati Uniti. In Italia, dei 535 miliardi investiti in equity, il 21% è destinato a titoli domestici, nonostante la Borsa italiana rappresenti appena lo 0,8% dell’indice mondiale. Un dato che testimonia un forte legame tra risparmio nazionale e imprese italiane.

Infine, possiamo affermare che la realtà italiana, per i fondi comuni è oggi uno delle più rilevanti d’Europa, caratterizzata da: una partecipazione femminile in costante crescita, un patrimonio in aumento, una struttura demografica matura, un progressivo ingresso delle nuove generazioni, un ruolo centrale nel panorama europeo del risparmio gestito.

La sfida dei prossimi anni sarà accompagnare il ricambio generazionale, favorire l’educazione e il comportamento finanziario, consolidare la fiducia dei nuovi investitori, mantenendo al tempo stesso la solidità che ha reso l’Italia uno dei mercati più importanti del continente.

Bari 9 Giugno 2026

Prof. Antonio ROMANO

Direttore Dip. Scienze Economiche

Università AUGE

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