Per secoli, la crescita economica è rimasta lenta: le città mutavano lentamente, i redditi aumentavano senza trasformare davvero il paesaggio produttivo. Oggi, invece, il cambiamento è visibile ovunque. Basta confrontare la Shanghai del 1926 con quella attuale per cogliere come l’ultimo secolo abbia ridisegnato non solo le economie, ma anche la vita quotidiana delle persone. Da questa riflessione socioeconomica è partito il confronto organizzato a Milano da McKinsey & Company, in occasione del suo centenario, che ha riunito accademici, economisti e imprenditori per discutere le forze destinate a guidare la prossima fase di crescita mondiale. L’incontro mi ha offerto anche l’occasione di analizzare il nuovo studio del McKinsey Global Institute, “The Race Takes Off in the Next Big Arenas of Competition”.
Il messaggio centrale è chiaro: la crescita non si è esaurita. Negli ultimi cento anni il PIL pro capite globale è aumentato di sei volte, sostenuto da tre pilastri: popolazione, risorse e produttività. Oggi il pianeta conta oltre otto miliardi di abitanti e una forza lavoro senza precedenti, mentre la diffusione dell’innovazione procede a ritmi vertiginosi: il telefono impiegò decenni per raggiungere cento milioni di utenti, Internet solo tre anni, le piattaforme di intelligenza artificiale poche settimane. La domanda non è più se il mondo crescerà, ma dove si concentrerà tale crescita. Secondo McKinsey, entro il 2040 il valore tenderà a polarizzarsi in 18 grandi arene competitive, capaci di generare tra 29 e 48 trilioni di dollari di ricavi e di contribuire fino al 30 % dell’espansione del PIL globale. Dal 2022 questi settori hanno già mostrato una dinamica eccezionale: la loro capitalizzazione di mercato è cresciuta quattro volte più rapidamente rispetto al resto dell’economia, e i ricavi fino a dieci volte più velocemente. Il fenomeno della concentrazione del valore non è nuovo, ma si sta intensificando. Negli ultimi vent’anni solo un quinto dei settori globali ha catturato oltre la metà della crescita, mentre più del 50 % della capacità di mercato è passato dai leader di ieri a quelli di oggi. Il valore, dunque, non si distribuisce: si sposta, e lo fa con una rapidità crescente.
Tra le 18 arene individuate, quattro si distinguono per impatto sistemico: semiconduttori, intelligenza artificiale, spazio e robotica. Insieme costituiscono la nuova infrastruttura economica globale: i semiconduttori alimentano la capacità di calcolo, l’intelligenza artificiale trasforma i dati in valore, lo spazio diventa piattaforma per generare e distribuire informazioni, la robotica ne rappresenta l’applicazione concreta.
Il caso dei semiconduttori è emblematico anche per le sue implicazioni geopolitiche: la domanda cresce in modo esponenziale, trainata da automotive, telecomunicazioni e data center, ma la produzione resta concentrata. Circa il 70 % del design è negli Stati Uniti, i macchinari più avanzati in Europa, la manifattura a Taiwan e la memoria in Corea del Sud. Una catena del valore frammentata ma interdipendente, che espone l’economia mondiale a nuove vulnerabilità. L’AI, dal canto suo, vive una fase di espansione senza precedenti: la capacità di gestione dei dati è aumentata di oltre 60 volte, mentre i costi di addestramento dei modelli si sono ridotti fino a 180 volte. Eppure, solo il 7 % delle imprese ha implementato soluzioni su larga scala, segno di un divario ancora ampio tra potenzialità e applicazione. Anche lo spazio assume un ruolo crescente: il costo di lancio dei satelliti è sceso sotto i 200 dollari per chilogrammo, aprendo la strada a nuovi modelli di business basati su dati, connettività e servizi. La robotica, infine, si prepara a un salto analogo: entro il 2045 potrebbe automatizzare fino al 50 % delle attività lavorative, grazie all’integrazione con l’AI e alla capacità di operare in ambienti non controllati.
In questo scenario, la competizione mondiale appare sempre più concentrata. Le imprese statunitensi e della Grande Cina rappresentano oggi circa il 90 % del valore di mercato delle nuove arene. Parallelamente, un gruppo ristretto di grandi operatori – i cosiddetti “omniscaler” – consolida la propria supremazia: nel solo 2025, nove di questi player hanno generato oltre 700 miliardi di dollari di flussi di cassa operativi e investito più di 800 miliardi in ricerca, sviluppo e capitale. In conclusione possiamo affermare che la crescita globale non è terminata: sta semplicemente cambiando forma. Si concentra in nuovi ecosistemi tecnologici e geografici, dove innovazione, capitale umano e interconnessione digitale definiscono la nuova mappa del valore mondiale. I protagonisti della prossima espansione saranno coloro che sapranno integrare tecnologia, sostenibilità e visione strategica, trasformando la velocità del cambiamento in vantaggio competitivo.
Bari 30 Maggio 2026
Prof. Antonio ROMANO
Direttore Dip. Scienze Economiche – Università AUGE



