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IL BILANCIO D’ESERCIZIO E LA SUA RICLASSIFICAZIONE

Autore: Prof. Dr. Luigi Ferraiuolo

Università degli Studi Auge Università
Dipartimento di Giurisprudenza, Dipartimento Scienze Economiche

Tributarista

Referente Organismi di Composizione della Crisi – Tribunali della Campania, Cassino, Isernia, Aosta, Milano

Iscritto Albo Gestore della Crisi presso Ministero della Giustizia

Membro Elenco Organismo di Valutazione Indipendente O.I.V.-Presidenza del Consiglio dei Ministri-Funzione Pubblica

Tutor Microcredito presso Ente Nazionale del Microcredito

C.T.U. e Perito Penale Tribunale di Napoli

C.T.U. presso Corte Giustizia Tributaria

Mediatore Civile e Commerciale

Advisor Camera di Commercio Italiana presso Emirati Arabi Uniti

Rappresentante Diplomatico della Repubblica del Burundi in Italia

Abstract

Il presente lavoro analizza il bilancio d’esercizio quale principale strumento di rappresentazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’impresa, approfondendo la disciplina normativa italiana ed europea e il ruolo dei principi contabili nazionali e internazionali. In particolare, l’elaborato si concentra sulle tecniche di riclassificazione dello stato patrimoniale e del conto economico, evidenziandone la funzione informativa ai fini dell’analisi di bilancio. La riclassificazione consente infatti di trasformare i dati del bilancio civilistico in informazioni utili per la valutazione degli equilibri aziendali, della redditività e della solidità finanziaria. Vengono inoltre analizzati gli indici di bilancio più rilevanti e il loro utilizzo nei processi decisionali di stakeholder interni ed esterni.

Parole chiave

Bilancio d’esercizio; riclassificazione; analisi di bilancio; stato patrimoniale; conto economico; OIC; IAS/IFRS; indici finanziari.

Introduzione

Il bilancio d’esercizio rappresenta il principale strumento informativo attraverso il quale l’impresa comunica i risultati della propria gestione a soggetti interni ed esterni. La sua funzione non si limita alla mera rappresentazione contabile dei fatti amministrativi, ma si estende alla produzione di informazioni utili per le decisioni economiche degli stakeholder, quali investitori, creditori, analisti finanziari e management.

Nel contesto economico contemporaneo, caratterizzato da crescente complessità e globalizzazione dei mercati, il bilancio assume un ruolo centrale nella trasparenza informativa e nella valutazione delle performance aziendali. Tuttavia, i prospetti civilistici previsti dal Codice civile italiano non sempre risultano immediatamente funzionali all’analisi economico-finanziaria. Per tale ragione, la dottrina e la prassi professionale hanno sviluppato tecniche di riclassificazione, finalizzate a riorganizzare i dati di bilancio secondo criteri funzionali all’interpretazione gestionale.

La riclassificazione consente di superare la rigidità degli schemi civilistici, evidenziando grandezze significative come il capitale circolante netto, il margine operativo lordo e il risultato operativo, fondamentali per la valutazione della redditività e della solidità dell’impresa.

1. Il bilancio d’esercizio: funzione e finalità

Il bilancio d’esercizio è disciplinato dagli articoli 2423 e seguenti del Codice civile e si compone di stato patrimoniale, conto economico, rendiconto finanziario e nota integrativa. La sua finalità principale è quella di rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’impresa.

La normativa civilistica italiana recepisce i principi della Direttiva 2013/34/UE, ponendo particolare enfasi sui principi di chiarezza, veridicità e correttezza. Tali principi costituiscono la base del sistema informativo di bilancio e guidano la redazione dei documenti contabili.

Il bilancio svolge una duplice funzione:

  • Funzione informativa interna, a supporto delle decisioni del management;
  • Funzione informativa esterna, rivolta a investitori, creditori e altri stakeholder.

In questo contesto, la qualità dell’informazione contabile assume un ruolo fondamentale nella riduzione dell’asimmetria informativa tra impresa e mercato.

2. La disciplina normativa del bilancio

La disciplina del bilancio d’esercizio in Italia è contenuta principalmente negli articoli 2423–2435-ter del Codice civile, modificati in modo significativo dal D.Lgs. 139/2015, che ha recepito la Direttiva 2013/34/UE.

Il sistema normativo prevede schemi obbligatori di stato patrimoniale e conto economico, nonché criteri di valutazione uniformi, finalizzati a garantire comparabilità e trasparenza.

Il legislatore impone inoltre il rispetto dei principi di:

  • prudenza;
  • competenza economica;
  • continuità aziendale;
  • prevalenza della sostanza sulla forma.

A supporto della normativa civilistica intervengono i principi contabili nazionali OIC, emanati da:

Organismo Italiano di Contabilità

che integrano e interpretano la disciplina del Codice civile, fornendo criteri operativi per la redazione del bilancio.

A livello internazionale, per le società quotate e per i soggetti obbligati, trovano applicazione gli standard IAS/IFRS emanati dallo IASB e coordinati dalla:

IFRS Foundation

che rappresentano il sistema contabile internazionale di riferimento.

3. Funzione informativa e limiti del bilancio civilistico

Nonostante la sua rilevanza, il bilancio civilistico presenta alcuni limiti informativi. Gli schemi obbligatori previsti dal Codice civile sono infatti orientati alla tutela dei terzi e non sempre alla massima utilità analitica per la gestione aziendale.

In particolare:

  • lo stato patrimoniale è classificato secondo criteri giuridici e non finanziari;
  • il conto economico evidenzia componenti di reddito non immediatamente interpretabili in chiave gestionale;
  • mancano aggregazioni funzionali utili all’analisi degli equilibri aziendali.

Per tali ragioni, la dottrina economico-aziendale ha sviluppato tecniche di riclassificazione finalizzate a rendere il bilancio uno strumento più efficace per l’analisi delle performance.

4. La riclassificazione dello Stato patrimoniale

La riclassificazione dello stato patrimoniale rappresenta una delle tecniche fondamentali dell’analisi di bilancio. Essa consiste nella rielaborazione delle voci previste dallo schema civilistico al fine di renderle maggiormente funzionali alla valutazione della struttura finanziaria dell’impresa.

L’obiettivo principale è quello di evidenziare la relazione tra fonti di finanziamento e impieghi di capitale, consentendo l’analisi degli equilibri patrimoniali e finanziari.

4.1 Criterio finanziario

Il criterio più diffuso nella prassi è quello finanziario, che classifica le voci in base al loro grado di liquidità ed esigibilità.

Lo stato patrimoniale viene suddiviso in:

  • Attivo corrente (o circolante): elementi destinati a trasformarsi in liquidità entro 12 mesi;
  • Attivo immobilizzato: elementi destinati a permanere durevolmente in azienda;
  • Passivo corrente: debiti esigibili entro 12 mesi;
  • Passivo consolidato: debiti a medio-lungo termine;
  • Patrimonio netto.

Questa classificazione consente di analizzare la capacità dell’impresa di far fronte agli impegni finanziari nel breve periodo.

4.2 Criterio funzionale

Un’alternativa è rappresentata dal criterio funzionale, che distingue le voci in base alla loro funzione nella gestione aziendale:

  • gestione operativa;
  • gestione finanziaria;
  • gestione accessoria;
  • gestione straordinaria.

Questo approccio è utile per comprendere la struttura economica dell’impresa e la sua capacità di generare reddito attraverso la gestione caratteristica.

4.3 Margini patrimoniali principali

Dalla riclassificazione dello stato patrimoniale derivano alcuni indicatori fondamentali:

  • Capitale circolante netto (CCN)
    CCN = Attivo corrente – Passivo corrente
  • Margine di struttura primario
    Patrimonio netto – Attivo immobilizzato
  • Margine di struttura secondario
    (Patrimonio netto + Passivo consolidato) – Attivo immobilizzato

Questi margini consentono di valutare l’equilibrio tra fonti e impieghi di capitale.

5. La riclassificazione del Conto economico

La riclassificazione del conto economico ha lo scopo di evidenziare la formazione del risultato d’esercizio attraverso aggregazioni successive di valore.

I due principali modelli utilizzati sono:

  • conto economico a valore aggiunto;
  • conto economico a costo del venduto.

5.1 Schema a valore aggiunto

Il modello a valore aggiunto evidenzia la capacità dell’impresa di creare ricchezza attraverso la gestione caratteristica.

Le principali grandezze sono:

  • Valore della produzione
  • Costi intermedi
  • Valore aggiunto
  • EBITDA (Margine operativo lordo)
  • EBIT (Risultato operativo)

L’EBITDA rappresenta una misura particolarmente significativa della redditività operativa, in quanto esclude ammortamenti, svalutazioni e componenti finanziarie.

5.2 Schema a costo del venduto

Lo schema a costo del venduto classifica i costi per destinazione, distinguendo tra:

  • costi industriali;
  • costi commerciali;
  • costi amministrativi;
  • altri costi operativi.

Questo approccio consente una maggiore comprensione della struttura dei costi aziendali e della loro incidenza sul fatturato.

6. Finalità della riclassificazione

La riclassificazione non modifica i valori contabili originari, ma ne consente una diversa lettura, finalizzata all’analisi gestionale.

Le principali finalità sono:

  • migliorare la comprensibilità del bilancio;
  • facilitare l’analisi della redditività;
  • valutare la solidità finanziaria;
  • supportare le decisioni strategiche.

In questo senso, la riclassificazione costituisce un passaggio preliminare indispensabile per l’analisi di bilancio.

7. Rilevanza informativa degli aggregati riclassificati

Gli aggregati ottenuti dalla riclassificazione assumono particolare rilevanza nell’analisi economico-finanziaria:

  • il CCN misura l’equilibrio finanziario di breve periodo;
  • l’EBITDA indica la capacità di generare flussi operativi;
  • l’EBIT rappresenta il risultato della gestione caratteristica.

Tali grandezze costituiscono la base per la costruzione degli indici di bilancio, che saranno analizzati nella parte successiva.

8. L’analisi di bilancio mediante indici

L’analisi di bilancio rappresenta la fase successiva alla riclassificazione e consente di interpretare in modo sistematico la situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’impresa attraverso l’utilizzo di indici.

Gli indici permettono di trasformare i dati contabili in informazioni sintetiche e confrontabili nel tempo e nello spazio.

8.1 Indici di redditività

Gli indici di redditività misurano la capacità dell’impresa di generare profitto rispetto alle risorse impiegate.

ROE (Return on Equity)

ROE = Risultato netto / Patrimonio netto

Esprime la redditività del capitale proprio e rappresenta il rendimento per gli azionisti.

ROI (Return on Investment)

ROI = Risultato operativo / Capitale investito

Indica l’efficienza della gestione caratteristica indipendentemente dalla struttura finanziaria.

ROS (Return on Sales)

ROS = Risultato operativo / Ricavi di vendita

Misura la redditività delle vendite e l’efficienza operativa.

8.2 Indici di liquidità

Gli indici di liquidità valutano la capacità dell’impresa di far fronte agli impegni di breve periodo.

Current ratio

Attivo corrente / Passivo corrente

Quick ratio (acid test)

(Attivo corrente – Rimanenze) / Passivo corrente

Un valore superiore a 1 indica generalmente una buona capacità di copertura delle passività correnti.

8.3 Indici di solidità patrimoniale

Gli indici di solidità analizzano l’equilibrio tra fonti proprie e di terzi.

Indebitamento complessivo

Passività totali / Patrimonio netto

Autonomia finanziaria

Patrimonio netto / Capitale investito

Un’elevata autonomia finanziaria indica una minore dipendenza da fonti esterne.

8.4 Interpretazione sistemica degli indici

Gli indici non devono essere interpretati singolarmente, ma in modo integrato. Solo un’analisi congiunta consente di ottenere una rappresentazione fedele della realtà aziendale.

Ad esempio:

  • un elevato ROE può derivare da un elevato indebitamento;
  • una buona liquidità può coesistere con bassa redditività;
  • una forte solidità patrimoniale può ridurre la leva finanziaria e quindi la redditività.

9. Limiti dell’analisi di bilancio

Nonostante la sua utilità, l’analisi di bilancio presenta alcuni limiti:

  • utilizza dati storici e non prospettici;
  • è influenzata dai criteri contabili adottati;
  • non considera fattori qualitativi (management, mercato, innovazione);
  • può essere alterata da politiche di bilancio.

Per tali ragioni, deve essere integrata con analisi strategiche e di settore.

Conclusioni

Il bilancio d’esercizio rappresenta uno strumento fondamentale di informazione economico-finanziaria, la cui utilità si amplifica attraverso le tecniche di riclassificazione e analisi.

La riclassificazione consente di superare i limiti degli schemi civilistici, evidenziando grandezze significative per la valutazione della gestione aziendale. Gli indici di bilancio, a loro volta, permettono di sintetizzare tali informazioni e di interpretare la performance dell’impresa sotto diversi profili.

In un contesto economico sempre più complesso, la capacità di leggere correttamente il bilancio rappresenta una competenza essenziale per analisti, investitori e management.

Note

  1. La riclassificazione non modifica i valori di bilancio ma solo la loro rappresentazione.
  2. Gli indici devono essere interpretati congiuntamente e in ottica comparativa.
  3. Il ROE può essere influenzato dalla struttura finanziaria dell’impresa (leva finanziaria).
  4. L’analisi di bilancio deve essere integrata con informazioni qualitative e settoriali.

Bibliografia

  • Airoldi G., Brunetti G., Coda V., Economia aziendale, Il Mulino.
  • Ferrero G., Dezzani F., Pisoni P., Puddu L., Analisi di bilancio, Giuffrè.
  • Amaduzzi A., Analisi finanziaria e controllo di gestione.
  • OIC, Principi contabili nazionali.
  • IASB, International Financial Reporting Standards.

Riferimenti normativi

  • Codice Civile italiano, artt. 2423–2435-ter.
  • D.Lgs. 18 agosto 2015, n. 139.
  • Direttiva 2013/34/UE.
  • Regolamento (CE) n. 1606/2002.
  • OIC 10, OIC 11, OIC 12.

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