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I modelli di Comunicazione Il Modello di Roman Jakobson

I modelli di Comunicazione .Il Modello di Roman Jakobson

Dipartimento Scienze della Comunicazione
Roman Jakobson, si pone l’obiettivo di descrivere la comunicazione umana in tutta la sua complessità.
A tale scopo Jakobson adotta una prospettiva essenzialmente analitica, elaborando un modello all’interno del quale pone in evidenza la funzione comunicativa specifica di ogni componente del processo complessivo. Il destinatore invia un messaggio al destinatario. Per essere operante il messaggio richiede prima di tutto un contesto al quale esso rinvia, contesto coglibile dal destinatario sia verbale, sia suscettibile di verbalizzazione;poi il messaggio richiede un codice comune, in tutto o in parte, al destinatore e destinatario; infine,richiede un contatto, un canale fisico ed una connessione psicologica tra i destinatore ed il destinatario, contatto che permette loro di stabilire e di mantenere la comunicazione”
Emittente, messaggio, destinatario, contesto, codice, contatto: queste le sei componenti del processo comunicativo legate da Jakobson a sei funzioni linguistiche – espressiva, conativa, fatica, metalinguistica, denotativo – referenziale, poetica – che permettono di comprendere le differenti dimensioni della comunicazione. La funzione espressiva o emotiva, riferita al destinatore, riguarda l’espressione affettiva dell’atteggiamento del soggetto nei confronti di ciò di cui parla. La funzione conativa, orientata verso il destinatario, rinvia all’azione che il destinatore vuole compiere su di lui attraverso il messaggio emesso. La funzione fatica e esercitata da tutto quanto serve a mantenere il contatto tra chi comunica, come ad esempio il“pronto?” con cui si risponde al telefono.
La funzione metalinguistica attivata allorché gli interattanti verificano se stanno utilizzando correttamente e nello stesso senso il codice. La funzione denotativa (cognitiva, referenziale)da cui dipende il significato del messaggio:essa riguarda il contesto e governa il riferimento a oggetti o stati di cose presenti in esso. La funzione poetica relativa alla forma stessa del messaggio nella misura in cui essa stessa possiede un valore espressivo. Jakobson ha cercato di spiegare gli aspetti rilevanti degli scambi linguistici allontanandosi da una visione astratta e meccanicistica della comunicazione.
Si tratta di un tentativo che rimane comunque a metà del guado perlomeno in rapporto a due caratteristiche specifiche del modello di Shannon e Weaver, la rigida alternanza tra fonte e destinatario del messaggio e la mancata integrazione delle condizioni sociali nel processo di produzione del messaggio. L’importanza attribuita da Jakobson al feedback, considerabile un po’ come il“settimo elemento” del modello, mette indubbiamente in crisi il criterio dell’’alternanza tra le attività di emittente e ricevente. La revisione di questo punto fermo dei modelli tecnici non viene però portata a fondo, poiché dai lavori di Jakobson si evince l’affermazione della complementarietà di produzione e fruizione del messaggio senza però riuscire a mostrare che le due attività sono facce di un’unica medaglia. Il secondo fattore di superamento dei precedenti modelli la cui carica innovativa rimane però in gran parte inespressa,riguarda l’integrazione delle condizioni sociali nel processo comunicativo. Esse risultano infatti incluse dal modello nella nozione di contesto, senza comunque ricevere un ruolo preciso. Spetta comunque ad Hymes e Gumperz e alle loro ricerche di etnografia della comunicazione, il merito di aver costruito un modello attorno al concetto di situazione, di contesto, inteso per la prima volta in modo esplicito non solo come insieme di elementi di natura linguistica.
Prof.ssa Dott.ssa Maria Conserva
(Jakobson,1963, pp.213-214).
(Hymes, 1972)

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